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        uisp  e  doping          

L’ UISP (Unione Italiana Sport Per tutti) è un’associazione democratica liberamente costituita per affermare la pratica sportiva come un diritto primario di tutti i cittadini, contro ogni forma di disuguaglianza, come educazione alla cultura e alla pratica motoria dall’infanzia alla vecchiaia, per affermare nel movimento sportivo tutti i dritti dei cittadini e i valori di dignità umana, non violenza e solidarietà.   L’ UISP sostiene i valori positivi dello sport contro ogni forma di sfruttamento, di alienazione, di inquinamento ambientale e farmacologico, contro ogni forma di razzismo e di violenza.   L’ UISP coopera con tutti coloro che nei più svariati campi della vita culturale e sociale, si impegnano per il progresso, contro ogni forma di ingiustizia sociale, per la realizzazione individuale, per la diffusione della solidarietà nei rapporti umani tra i popoli, per la difesa delle libertà civili individuali e collettive.   L’ UISP è un’associazione che si batte per la pace, la cooperazione internazionale e per l’unità europea. È da circa un decennio, ma solo negli ultimi anni sta avendo una sensibile risonanza esterna, che il doping si afferma sempre più come fattore addizionale nel binomio giovani e sport.   L’abuso di integratori e l’assunzione di farmaci e sostanze dopanti associati al culto della performance e dell’agonismo esasperato e al mito del campione sono in costante crescita anche in ambito amatoriale, e non è più possibile trattare questo problema come delimitato allo sport di alto livello.  Costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti.  La ripartizione in classi dei farmaci e delle sostanze biologicamente o farmacologicamente attive è determinata sulla base delle rispettive caratteristiche chimiche-farmacologiche; la ripartizione in classi delle pratiche mediche è determinata sulla base dei rispettivi effetti fisiologici.   Le classi sono sottoposte a revisione periodica con cadenza non superiore a sei mesi.   Per la vigilanza ed il controllo sul doping e la tutela della salute nelle attività sportive, è istituita presso il Ministero della Sanità una Commissione che svolge le seguenti attività: determina, anche in conformità alle indicazioni del CIO e altri organismi ed istituzioni competenti, i  casi, i criteri e le metodologie dei controlli anti-doping ed individua le competizioni e le attività sportive per le quali il controllo sanitario è effettuato dai laboratori, tenuto conto delle caratteristiche delle competizioni e delle attività sportive stesse.   Il CONI, le federazioni sportive, le società affiliate, le associazioni sportive, gli enti di promozione sportiva pubblici e privati sono tenuti ad adeguare i loro regolamenti alle disposizioni della presente legge, prevedendo in particolare le sanzioni e le procedure disciplinari nei confronti dei tesserati in caso di doping o di rifiuto di sottoporsi ai controlli.   Le federazioni sportive nazionali, nell’ambito dell’autonomia riconosciuta loro dalla legge, possono stabilire sanzioni disciplinari a condizioni che farmaci, sostanze o pratiche siano considerati dopanti nell’ambito dell’ordinamento internazionale vigente.   Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da tre mesi a tre anni e con multa da € 2.582,00 a € 51.654,00 chiunque procura ad altri, somministra, assume o favorisce comunque l’utilizzo di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive, compresi nelle classi previste, che non siano giustificati da condizioni patologiche e siano idonei a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo, al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti, ovvero siano diretti a modificare i rislutati dei controlli sull’uso di tali farmaci o sostanze.   La pena è aumentata se il fatto deriva un danno per la salute o è commesso ai danni di un minorenne, se il fatto è commesso da un componente o da un dipendente del CONI, di una federazione sportiva, di un ente di promozione sportiva riconosciuta dal CONI.   Se il fatto è commesso da chi esercita la professione sanitaria, alla condanna segue l’interdizione temporanea dell’esercizio della professione.   Inoltre, chiunque commercia i farmaci e le sostanze farmacologicamente o biologicamente attive compresi nelle classi previste dalle norme vigenti, attraverso canali diversi dalle farmacie ospedaliere, dai dispensari aperti al pubblico e dalle altre strutture che detengono farmaci direttamente, destinati alla utilizzazione sul paziente, è punito con la reclusione da due a sei anni e con una multa da € 5.165,00 a € 77.469,00.                                            Avv. Francesco Intrieri Responsabile Progetto Asinochidoping Vice Presidente UISP Cosenza

Per poter parlare correttamente di doping occorre conoscere bene la normativa vigente, con le differenze esistenti tra quella italiana e quella internazionale. In Italia attualmente è in vigore la Legge 14 dicembre 2000, n° 376: “Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping”, G.U. n. 294 del 18 dicembre 2000. Nell’art. 1 i commi 2 e 3 definiscono ciò che viene considerato “doping”: 2. Costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti. 3. Ai fini della presente legge sono equiparate al doping la somministrazione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione di pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche, finalizzate e comunque idonee a modificare i risultati dei controlli sull’uso dei farmaci, delle sostanze e delle pratiche individuati nel comma 2. Interessante e più esteso per certi versi il regolamento per il controllo del doping approvato dal Comitato Esecutivo della FIFA del 10 dicembre 2000: “Il doping è ciascun tentativo, da parte dell’atleta stesso, o in seguito all’istigazione da parte di qualsiasi altra persona quale manager, allenatori, preparatori atletici, medici, fisioterapisti o massaggiatori, volto ad incrementare la prestazione psico-fisica in modo non fisiologico o di trattare malattie o lesioni, quando non giustificato, per il solo scopo di prendere parte alla competizione. Ciò include l’uso (assunzione orale o iniettiva), la somministrazione o la prescrizione di sostanze proibite prima o durante la competizione. Queste norme sono applicabili al di fuori della competizione per gli steroidi anabolizzanti e gli ormoni peptidici così come per le sostanze che producano effetti analoghi. Sono classificati come doping altri metodi proibiti (ad es. doping ematico) o manipolazioni dei campioni biologici (sangue, urine, ecc.) utilizzati per il controllo. Il doping contravviene all’etica dello sport e rappresenta un pericolo acuto o cronico per la salute del giocatore, con possibili conseguenze fatali”. Importante, ma non ben sottolineato in realtà dagli addetti ai lavori, il riconoscimento di truffa sportiva anche il solo fatto di utilizzare farmaci che attenuino il dolore o una patologia infiammatoria presente nell’atleta per consentirgli di prendere parte ad una competizione!

Qualche chiarimento sulla terminologia adottata nella normativa italiana

sostanza biologicamente attiva: non necessariamente un farmaco, ma anche semplicemente un integratore, se questo integratore viene utilizzato oltre i limiti del normale fabbisogno; esempio chiarificatore: la creatina, il cui fabbisogno nell’atleta agonista è stato portato comunque a valori superiori a quelli di un soggetto sano ma solo moderatamente attivo, ma si attesta ai 3 grammi al giorno! Superare i 3 grammi al giorno di creatina vuol dire utilizzare farmacologicamente tale sostanza e quindi siamo in una situazione di “doping”.

pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche: l’utilizzo di somministrazioni anche di sola soluzione fisiologica (acqua + sali minerali) per via endovenosa (flebo) per il recupero dei liquidi in un soggetto che non presenta viceversa alcun problema nel bere!

sostanze farmacologiche non giustificate da condizioni patologiche: farmaci che possano avere funzioni metaboliche o che comunque abbiano precise indicazioni di terapia (esempio: l’ademetionina, nome commerciale Samyr, che risulta indicato come antidepressivo!) Resta una zona d’ombra nella normativa italiana la somministrazione di farmaci per consentire ad esempio ad un atleta di “sopportare” alcuni suoi malanni pur di prendere parte ad una competizione, come ad esempio un antinfiammatorio che gli consenta di non avvertire un dolore muscolare o articolare (esempio ormai noto è quello del diclofenac, nome commerciale Voltaren, molto utilizzato negli atleti con malanni dell’apparato locomotore). Qui il dubbio nasce dal fatto che tale pratica non aumenta le capacità dell’atleta, ma tuttavia gli consente di essere attivo e quindi partecipare a una gara-competizione anche se il suo stato fisico non glielo consentirebbe. Posizione decisamente chiara contro questa pratica è infatti quella della Commissione Medica della FIFA, che viene citata subito dopo la normativa italiana, che si esprime contro “la pratica di trattare malattie o lesioni, quando non giustificato (passa il dolore ma la patologia è ancora presente, ossia l’atleta non è guarito!) per il solo scopo di prendere parte alla competizione”. A questo punto un tentativo di definizione chiara e facilmente comprensibile a tutti gli atleti potrebbe essere la seguente: DOPING = qualunque pratica che consenta di ottenere un rendimento superiore alle doti fisiologiche possedute dall’atleta in quel momento della sua vita. Ancora più semplice: “Qualunque pratica che consenta all’organismo di andare oltre le sue reali possibilità”. Si ritiene che queste definizioni siano più calzanti con il concetto di “frode sportiva” rappresentato dal doping, ed in tale definizione rientrerebbe anche l’utilizzo di farmaci che attenuino patologie non particolarmente gravi ma che potrebbero interferire, per la presenza di dolore, con la prestazione sportiva in una competizione viceversa importante. (È meglio per una squadra in una gara decisiva avere un atleta di valore con una lieve tendinite o una modesta lombalgia, o un atleta sano ma che abitualmente è una riserva?!) Non rientrerebbe in questo caso l’adozione di reintegro idrosalino per via endovenosa, perché non aumenta le capacità prestative, ma tuttavia la normativa italiana dovrebbe avere l’effetto di allontanare comunque la pratica di interventi per via endovenosa negli atleti, poiché in tal modo non si correrebbe il rischio che all’atleta oltre ad acqua e sali vengano somministrate altre sostanze realmente dopanti! Elenco delle sostanze e pratiche dopanti Quello che lascia perplessi è osservare che in tutte le pubblicazioni a scopo “educativo-divulgativo” sul tema del doping, quando si citano le sostanze dopanti si chiarisce il perché vengano utilizzate (ossia il motivo grazie al quale tali sostanze possano incrementare le prestazioni di un atleta), ma viceversa si lascia poco, troppo poco spazio, a quanto nello stesso tempo possano causare di infausto all’organismo di chi ne faccia ricorso! Perché non spiegare chiaramente anche quali conseguenze possa avere l’assunzione di tali sostanze oltre all’effetto “dopante”?! Per questo motivo è utile rielencare brevemente le sostanze e le pratiche dopanti, senza citarle singolarmente, ma solo per classe, e anziché segnalare quali siano gli effetti ricercati (che comunque sono già ben chiari nella definizione della classe di appartenenza), indicare quali siano, tra i tanti effetti collaterali negativi, quelli che sicuramente sono più rischiosi per la salute.

1. SOSTANZE DOPANTI

Stimolanti

collasso, infarto miocardico

Narcotici

depressione respiratoria, tossicodipendenza

Anabolizzanti

sterilità, tumori al testicolo o al fegato, mascolinizzazione nella donna

Diuretici

blocco renale

Ormoni

diabete (ACTH), trombosi (EPO), cardiopatie (GH), shock (insulina), sterilità e tumori epatici (hCG, LH)

2. PRATICHE DOPANTI

Autoemotrasfusione

trombosi

Somministrazione di trasportatori artificiali dell’ossigeno o di sostituti del plasma

trombosi

Manipolazioni farmacologiche chimiche o fisiche

lesioni renali

3. SOSTANZE VIETATE IN DETERMINATE CONDIZIONI

Alcool/Cannabinoidi

alterata coordinazione

Anestetici locali (infiltrazioni)

shock anafilattico

Cortisonici

ipertensione arteriosa

Beta-bloccanti

arresto cardiaco, crisi asmatica

Come vincere il doping Il doping non si può sconfiggere solo accentuando i controlli e le punizioni, tra cui l’averne riconosciuto la qualifica di reato vero e proprio, ma piuttosto con uno sforzo maggiore nell’opera di rieducazione allo sport. Quando un ragazzo decide di avviarsi alla pratica di un’attività sportiva è necessario che qualcuno lo aiuti a porsi in modo chiaro quali possano essere i suoi obiettivi. Dato per scontato che la scelta di uno sport nasca come prima spinta per l’istintivo piacere che si prova durante tale attività, come ad esempio dare calci a un pallone o impugnare una racchetta, correre o saltare o nuotare o pedalare, o altro ancora, compito dell’educatore (allenatore, istruttore, medico, insegnante, genitore) sarà quello di aiutarlo a comprendere bene due punti:

dove voglio arrivare (obiettivi personali)

come ci posso arrivare (quanta fatica devo fare)

Questo significa che occorre una valutazione obiettiva delle proprie doti atletiche e di conseguenza, in base alle esigenze dello sport preferito, pianificare come migliorarsi (= pianificazione dell’allenamento). È vero che campioni si nasce (e solo pochi lo sono), ma è altrettanto vero che atleti lo si diventa grazie ad un corretto allenamento, e tutti possono diventare atleti. Principio essenziale su ci si basano tutti i programmi di allenamento: sono io, atleta, l’avversario da superare. Gli obiettivi che ogni atleta si deve porre hanno un fattore comune: puntare a superare i propri limiti. Il solo ed eterno avversario di ogni atleta è sempre e solo se stesso. Questa premessa è fondamentale per poter affrontare una carriera sportiva con serenità, passione e garanzia di successo. E se questa premessa viene fatta propria dall’atleta, è sicuramente più difficile cadere nella tentazione del doping. Con queste convinzioni ben radicate in mente difficilmente la sconfitta viene vissuta come qualcosa di negativo, ma viceversa diventa una tappa inevitabile nel cammino di un atleta, necessaria per imparare a non ripetere gli stessi errori! E in conseguenza di questo l’obiettivo a cui un atleta punterà sempre sarà: migliorare (e non “vincere a tutti i costi”!). E il raggiungimento concreto dei miglioramenti lo porterà conseguentemente anche a riportare successi che rafforzeranno la determinazione a continuare su questa strada. Anche un buon piazzamento in una competizione importante è un successo, se sono cosciente del divario tecnico-atletico verso i miei avversari. Questa serenità mi consentirà di dare sempre il massimo (cuore) ed essere sempre concentrato (intelligenza) per raggiungere il mio obiettivo di miglioramento, e quindi i miei successi sportivi.

Conclusioni Il vero successo nella lotta al doping dipende solo da me, singolo atleta. A nulla servono doti atletiche senza cuore e intelligenza. Fama e successo possono arrivare solo dopo lunghi sacrifici, ma la strada percorsa è una strada sicura anche se non facile, al contrario di altre apparentemente più brevi, ma che nascondono insidie che possono segnare per tutta la vita. Infine, non va dimenticato che sbagliare è umano, ma riconoscere e ammettere i propri errori non è da tutti. Solo un grande coraggio e una grande umiltà possono spingere a farlo.                                                 Dr. Bruno Mazzei Specialista in Medicina dello Sport

NON SCEGLIERE LA STRADA DEL DOPING!

AMA LO SPORT MA SOPRATTUTTO AMA TE STESSO!!

GLI INTEGRATORI: UTILITA’ E RISCHI…

Gli integratori stanno avendo grande successo probabilmente perché trasmettono un messaggio positivo ad un ampia fascia della popolazione: migliorato benessere e protezione dal processo d’invecchiamento. Inoltre, dal punto di vista legislativo non sono considerati farmaci. L’utilizzo di una gamma assai ampia di tali prodotti pone però il problema della loro validità scientifica e della loro utilità. In Italia non sembrerebbe giustificata un’assunzione generalizzata, in mancanza di effettiva carenza di fattori nutrizionali. Sulla utilità degli integratori, in particolare di quelli vitaminici e vitaminico-minerali, vi sono comunque opinioni contrastanti e qualcuno li considera addirittura potenzialmente dannosi. Le vitamine dovrebbero essere opportunamente assunte con gli alimenti e non con gli integratori!

…NORMATIVA…

Non esiste attualmente una legislazione che regolamenti l’integrazione alimentare e la sua commercializzazione, ma esiste per quanto riguarda l’etichettatura. Negli USA, gli integratori sono regolamentati dal 1994 dal DSHEA (Dietary Supplementes Health and Education Act), che fornisce come solo un limite quantitativo per gli ingredienti la loro tossicità. In Italia non sono ammessi quantitativi superiori al 100-300% dei fabbisogni.

…INTEGRATORI A BASE DI FIBRE…

La fibra è l’insieme dei componenti vegetali non digeribili dall’uomo. In commercio esiste un’ampia gamma di prodotti a base di fibra indicati come “alimenti e integratori alimentari naturali” o “integratori dietetici”.

...INTEGRATORI SPORTIVI…

Gli integratori a tutti gli effetti sono gli “alimenti adattati ad un intenso sforzo muscolare” soprattutto per gli sportivi. Gli integratori sono sconsigliati in gravidanza ed in età pediatrica. I prodotti finalizzati all’integrazione energetica sono a base di carboidrati a vario grado di polimerizzazione e vanno integrati con vitamine del gruppo B (B1, B2, B6, PP) e vitamina C ed eventualmente con altri antiossidanti. Possono contenere lipidi in quantità significativa e con finalità energetica. I carboidrati più usati sono il fruttosio e le maltodestrine, oligosaccaridi derivati dall’idrolisi dell’amido.  I prodotti per reintegrare le perdite idrosaline contengono elettroliti, cioè sostanze (acidi, basi o sali) che disciolte in acqua o in altri solventi si dissociano in ioni, e con funzione calorica, carboidrati semplici e/o maltodestrine (legame chimico composto da alcune decine di unità di glucosio).  L’assunzione è fatta per prevenire la disidratazione e la perdita idrosaline o per la reintegrazione.   L’etichetta di diversi integratori in vendita deve riportare le seguenti avvertenze: -  l’apporto totale di proteine non deve superare 1,5 g/die/kg peso corporeo. -   Per l’uso prolungato, oltre le 6-8 settimane è necessario il parere del medico. -   Il prodotto è controindicato nei casi di patologia epatica, cioè riferita al fegato, e renale, in gravidanza e sotto i 12 anni.

…AMINOACIDI RAMIFICATI…

La quantità totale degli aminoacidi ramificati da non superare giornalmente è di 5g con un rapporto tra leucina, sostanza che promuove la guarigione di pelle ed ossa rotte, abbassa elevati livelli di zuccheri nel sangue, isoleucina, sostanza contenuta in  numerose proteine animali e vegetali, e valina, fonte di riserva energetica per fegato e muscoli, di 2:1:1. E’ consigliata l’associazione con vitamina B1 e B6 il cui apporto deve fornire almeno 300% della razione giornaliera raccomandata. L’etichetta deve precisare che per l’uso prolungato è necessario il parere del medico e le controindicazioni per patologie renali, gravidanza ed età inferiore ai 12 anni.

…PRODOTTI CONTENENTI DERIVATI DI AMINOACIDI…

La creatina è un derivato aminoacidico con funzione di riserva di fosfati energetici a livello muscolare sintetizzata dall’organismo a partire da arginino, glicina e metionina, è importante per il funzionamento del fegato e la produzione di anticorpi e impedisce un anormale accumulo di grasso nel fegato, che va vista come un integratore per particolari esigenze, quali l’aumentato fabbisogno negli allenamenti intensi o la ridotta sintesi. Viene consigliata una dose pari a 4-6g/die, ma se il trattamento supera i 30 giorni essa non deve essere superiore a 3g/die. L’apporto da integratori ha il fine di migliorare le prestazioni accelerando il recupero tra una gara e l’altra, riducendo la fatica. Effetti negativi possono essere dati da disturbi gastrointestinali e crampi. I prodotti a base di creatina sono presentati in capsule, compresse e polveri o gelatine aromatizzate.

…BEVANDE ENERGIZZANTI…

Gli “energy drinks” sono bevande caratterizzate da elevati tenori di caffeina e taurina. I primi sono di gran lunga superiori a quelli massimi consentiti nelle bevande analcoliche. La taurina è un aminoacido che deriva dalla metionina e dalla cisteina, amminoacido che può essere trovato in molte proteine nel corpo, e sembra divenire essenziale solo in presenza di uno sforzo fisico. Alcuni prodotti a base di taurina sono classificati tra gli integratori dietetici. Il glucuronolattone, un carboidrato e un tipo di zucchero naturalmente presente nell'organismo umano prodotto dal glucosio, aiuterebbe a eliminare le sostanze che causano l’effetto cosiddetto intossicante dell’organismo.

…INTEGRATORI O MADICINALI?...

Il mercato degli integratori, come si è detto, ha registrato negli ultimi anni un notevole incremento sia in farmacia che in altri canali di distribuzione. Gli integratori a base di glutammica, un amminoacido non essenziale, cioè sintetizzato direttamente dal corpo umano, sono commercializzati con dosaggio massimo giornaliero di un grammo, mentre vi sono specialità medicinali con dosaggio giornaliero di 50 mg. Per il fluoro il dosaggio consigliato nei farmaci è 0,25-1 mg al giorno, negli integratori 1,5-4 mg.

…PRODOTTI  ERBORISTICI.

Il settore dei prodotto “erboristici naturali” è particolarmente confuso e alcuni prodotti contengono estratti vegetali spesso presenti anche in specialità medicinali. Il confine tra prodotto erboristico e farmaco deve essere maglio definito e i rischi non mancano. I costituenti di un alimento si possono presentare in forma non alimentare e assumere a dosi superiori a quelle della dieta con funzione non solo nutritive. L’integrazione o arricchimento di alimenti comuni con vitamine è pratica comune in alcuni paesi, non condivisa però dal Ministero della Sanità. Vi sono anche alimenti sottoposti a trattamenti particolari (latte delattosato, burro decolesterolizzato), o arricchiti di microrganismi probiotici, cioè vivi e attivi, e di composti biologicamente attivi verso alcune patologie (ipertensione, intolleranza, allergia). Solo in certi casi si può pensare un arricchimento effettivamente utile se non necessario: l’aggiunta di fluoro all’acqua potabile, oppure di ioduri e iodati al comune sale da cucina. Ma nella maggior parte dei casi l’aggiunta non è necessaria ne particolarmente utile.