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  lotta  al  doping     

ricerca del dott. D.D’Ottavio, responsabile del Servizio di Chimica Analitica Azienda Ospedaliera S.Camillo- Roma

INTRODUZIONE

Negli ultimi tempi l'opinione pubblica é stata scossa, attraverso le notizie riportate dai mass-media dall'enorme diffusione delle pratiche farmacologiche e/o metodologiche atte a migliorare le prestazioni degli atleti nelle competizioni sportive. Questo è avvenuto anche a causa degli enormi compensi economici derivanti dalla pubblicità che sponsorizza gli atleti.L'entità di tale fenomeno non deve e non può essere sottovalutata in quanto l'attività professionistica rappresenta soltanto la punta di un iceberg che con il passare del tempo ed in mancanza di contromisure potrebbe provocare danni tutt'oggi impensabili.

Cercare di migliorare le proprie prestazioni agonistiche non è un fatto recente. Sin dai tempi dell' antica Grecia, durante lo svolgimento dei Giochi Olimpici, era prassi usuale l' assunzione da parte dei concorrenti di infusi di erbe e funghi allo scopo di migliorare le proprie performance. Più recentemente, nel XIX secolo in Francia era molto diffusa una mistura di vino e foglie di coca nota con il nome di "vin maraini" capace di ridurre le sensazioni di fatica e di fame durante attività intense e protratte nel tempo. Agli inizi del novecento i maratoneti assumevano alcool durante la gara e gli atleti americani iniziavano le pratiche farmacologiche utilizzando uno stimolante di diffusione popolare quale la stricnina.

Con il passare degli anni, e con i progressi della farmacologia, tale attività é diventata sempre più intensa sino al punto di diventare un fenomeno internazionale noto con l'appellativo di il doping. Il termine doping (sostantivo di origine anglosassone) ha le sue radici in un dialetto Sudafricano ed identifica un liquore stimolante che veniva somministrato nelle cerimonie religiose. Oggi, con il termine doping si intende l'assunzione di sostanze ad uso non terapeutico e si indica qualsiasi trattamento inteso ad elevare artificiosamente le prestazioni dell’atleta in gara per favorirlo nella competizione, alterando così i termini della competizione stessa. Il termine doping si diffuse intorno ai primi del ‘900 per indicare la stimolazione illecita degli animali in competizione nei cinodromi e negli ippodromi ed in seguito venne esteso anche all'uomo. Talvolta, questo termine viene sostituito con "aiuto ergogenico" ove il termine ergogenico assume il significato di "tendente ad incrementare il lavoro" e comprende una vasta gamma di prodotti e metodi, leciti e non, che vanno dai semplici carboidrati ai più complessi ormoni glicoproteici comprendendo inoltre le complesse metodologie di allenamento inclusa la pratica di terapie psicologiche. Infatti, oggi il doping non include solo l’uso di farmaci, ma anche alcune tecniche quali la deidratazione, la auto-trasfusione del sangue dello stesso atleta (rara), l’ipnosi, la terapia megavitaminica, la somministrazione endovenosa di liquidi, la somministrazione di ossigeno, il carico, ecc.

In tempi più recenti il sospetto della pratica dell'uso di sostanze stimolanti iniziò nei Giochi Olimpici invernali del 1952 ed si intensificò nel 1954 quando si diffusero sul mercato gli steroidi anabolizzanti. L'evidente utilizzo di quest'ultimi nei Giochi Olimpici del 1964 condusse all'introduzione del "Controllo doping" nei successivi Giochi del 1968. Qualora questi controlli fossero stati inseriti più precocemente probabilmente si sarebbe potuto evitare il sospetto che le morti di alcuni ciclisti fossero legate all'uso di amfetamine.

In contrasto all’espandersi del fenomeno doping, le federazioni sportive mondiali sembrano essere d’accordo sul fatto che i farmaci non dovrebbero essere assunti dagli atleti per migliorare la loro performance. Infatti, ciò avrebbe come conseguenza che il vincitore si identifichi con l’atleta che pratichi il programma farmacologico più efficace e non colui che ottenga le vere migliori prestazioni. Oltre alle valutazioni prettamente morali, esistono anche delle conseguenze fisiche, non certo da sottovalutare, date dall’assunzione a lungo termine di questi farmaci che comportano degli effetti collaterali sull’atleta.

Allo scopo di scoraggiare l'uso e l'abuso di farmaci nella pratica sportiva la Commissione medica del Comitato Olimpico Internazionale (IOC) ha stabilito una lista di sostanze, suddivise in classi, e di metodi proibiti applicando severe sanzioni disciplinari agli atleti che dovessero risultare positivi ai controlli effettuati. Ovviamente l'elenco viene continuamente aggiornato e qui di seguito vengono riportate le classi di sostanze e di metodi proibiti.

I Classi di farmaci doping

bulletA. Stimolanti
bulletB. Narcotici - analgesici
bulletC. Agenti Anabolizzanti
bulletD. Diuretici
bulletE. Peptidi, Ormoni glicoproteici ed analoghi

II Metodi doping

bulletA.Doping del sangue (Trasfusioni)
bulletB. Manipolazioni farmacologiche, chimiche e fisiche

III Classi di farmaci soggetti ad alcune restrizioni

bulletA. Alcool
bulletB. Marjuana
bulletC. Anestetici locali
bulletD. Corticosteroidi
bulletE. Beta - bloccanti

Tab.1 Elenco delle classi di sostanze e dei metodi proibiti dal CIO

I DANNI DEL DOPING

C’è chi sostiene che liste di questo tipo siano una guida pratica per fare doping e non promuovono alcuna educazione né in campo sportivo né in quello medico-biologico, tale affermazione appare comunque inesatta un quanto la regolamentazione farmacologica ha già prodotto, sebbene limitatamente, effetti restrittivi sull’abuso di queste sostanze. Come é noto, i danni provocati dal doping possono essere rilevabili a breve ed a lungo termine. Tra i primi, dopo le morti da doping causate dalle "vecchie" tipologie di amfetamine, vanno assumendo rilievo le "nuove" morti indotte da beta-bloccanti.

I danni a lungo termine possono essere correlati:

a) alla mutagenesi farmacologica (ossia mutazione di una cellula germinale portatrice dei caratteri ereditari) le cui conseguenze possono manifestarsi nella prima generazione o dopo molte generazioni successive ;

b) alla cancerogenesi chimica, fenomeno di cui si dispongono numerosi dati sperimentali comprovanti la comparsa di tumori indotti da sostanze chimiche, tra cui alcuni farmaci, anche a distanza di molti anni;

c) alla teratogenesi farmacologica. In campo sportivo essa riguarda un campione indotto, ossia le atlete ai primi stadi di gravidanza in cui farmaci teratogeni inducono malformazioni correlate all"epoca di somministrazione.

Se le analisi anti-doping effettuate sono, da una parte, sempre più specifiche e precise, d’altro canto gli atleti assumono sempre nuove sostanze dopanti per migliorare le proprie condizioni sportive e risultare negativi ai test anti-doping. L’opinione di coloro che propongono l’effettuazione dei test farmacologici, è divisa su tre fronti diversi: ci sono coloro che pensano che se il test effettuato sia effettuato più frequentemente e con strumentazione ad elevata sensibilità, l’uso del farmaco potrebbe addirittura venir eliminato non solo nelle gare, ma addirittura negli allenamenti precedenti la stessa gara. Altri affermano che, vietando l’uso di farmaci conosciuti dal punto di vista chimico e biologico, si spingono gli atleti a cercare altri farmaci sui quali si conosce poco o nulla, sia per quanto riguarda i tipi d’analisi da eseguire e le sostanze intermedie da ricercare, che per quanto riguarda gli effetti collaterali a breve e a lungo termine. Una terza opinione in merito è data da coloro che sostengono che i test debbano essere quantitativi piuttosto che qualitativi e che lo scopo delle federazioni sia quello di prevenire l’uso eccessivo dei farmaci. Una trattazione completa del doping farmacologico incontra molte difficoltà, prima fra tutte la illiceità del fenomeno, che ne impedisce una conoscenza approfondita, sia per quanto riguarda i farmaci impiegati che la loro efficacia farmacologica.La diffusione del doping rappresenta un problema complesso che interessa vari aspetti. Tra i fattori responsabili della diffusione del doping sono da tenere in considerazione: il professionismo sportivo, la scarsa formazione sportiva del pubblico, il protagonismo, l’intento speculativo degli atleti e di coloro che li circondano, la diseducazione famigliare. Inoltre, le reazioni psicologiche dell’atleta non sono probabilmente estranee alla diffusione del doping: il calo sportivo (con conseguente calo del divismo) conseguente ad una condotta di vita inadatta alle prestazioni atletiche, finisce per indurre a tale fenomeno. Purtroppo, data l’incompetenza nell’uso delle sostanze prescelte, il doping, è sovente occasione d’intossicazione e può finanche arrivare a mettere in pericolo la vita dell’atleta stesso.

Per poter comprendere gli effetti derivanti dall'abuso di queste sostanze è necessario conoscerne la natura, la farmacologia e le modalità di smaltimento da parte dell'organismo; queste informazioni consentono di poter ipotizzare la drammatica situazione in cui potremo trovarci tra qualche anno se non verranno prese adeguate contromisure.

 

LE SOSTANZE VIETATE

Stimolanti (1A)

Appartengono a questa categoria le sostanze riportate nella tabella sottostante:

bulletAmfepramone
bulletFenproporex
bulletAmfetaminil
bulletFendimetrazina
bulletAminoneptina
bulletFentermina cloruro
bulletAmifenazolo
bulletFurfenorex
bulletAmfetamina
bulletIsoetarina cloruro
bulletBemegride
bulletIsoprotenerolo
bulletBenzofetamina
bulletMa Huang (Erba efedrinica)
bulletBromantin
bulletMeclofenoxate
bulletCaffeina (12uglmL)
bulletMefenorex
bulletCatina
bulletMetaproterenolo
bulletClorfentermina
bulletMetamfetamina
bulletClobenzorex
bulletMetossifenamina
bulletGlorprenalina
bulletMetilefedrina
bulletCocaina
bulletMetilfenidate cloruro
bulletGropropamide
bulletMorazone
bulletCrotetamide
bulletNiketamide
bulletDesossiefedrina
bulletPseudoefedrina
bulletDietilpropionil cloruro
bulletPentetrazolol
bulletPentilentetrazolo
bulletDimetamfetamina
bulletPicrotoxina
bulletEfedrina Pipradolo
bulletEtamivan
bulletProlintane
bulletEtilamfetamina
bulletPropilexedrina
bulletFencamfamina
bulletPirovalerone
bulletFenetillina
bulletSelegiline
bulletFenilpropanolammina
bulletStrienina

Tab.2 Elenco delle sostanze stimolanti proibite dal CIO

 

Appartengono a questa categoria i farmaci che provocano una stimolazione del sistema nervoso; una loro classificazione, pur se non univoca ed ufficialmente accettata, li suddivide in stimolanti psicomotori, ammine simpaticomimetiche e stimolanti del sistema nervoso centrale.

 

Gli stimolanti psicomotori

Q
ueste sostanze possono a loro volta essere suddivisi in anestetici locali, simpaticomimetici e Xantine.

Anestetici locali

Tutti gli anestetici locali, sebbene il più delle volte in modo assai limitato, stimolano il sistema nervoso centrale; tra questi si differenzia la cocaina in quanto, espletando una intensa attività corticale, è stata inserita tra l’elenco delle sostanze proibite dal CIO.

La cocaina appartiene alla categoria degli alcaloidi e, tra questi, è quello più rappresentativo della miscela che si ottiene per estrazione chimica della Erythroxtylon coca, pianta molto diffusa in America Meridionale, Africa ed Indonesia. Questa sostanza è un derivato dell’ecgonina ed in particolare ne rappresenta l’estere metil benzilico. Sono riscontrabili in questa molecola una zona lipofila ed una idrofobica dovute corrispondentemente all’atomo di azoto terziario con caratteristiche basiche ed all’anello aromatico periferico. Essendo tra l’altro dotata di un centro chirale la molecola può esistere in due forme stereoisomere otticamente attive di cui quella levogira, che è quella presente in natura, è dotata di attività farmacologica.

La cocaina può essere assunta per via parenterale, per assorbimento da parte delle membrane mucose e per inalazione della stessa sotto forma di fumo (sigarette alla coca). La via orale appare alquanto inefficace poiché l’ambiente acido del tratto gastrointestinale idrolizza la molecola inattivandola.

La classificazione di questa sostanza tra gli anestetici locali è dovuta al fatto che la stessa se somministrata in piccole dosi ha effetti anestetizzanti viceversa, se assunta in dosi maggiori, produce una stimolazione del sistema nervoso centrale ed un quadro clinico generale caratterizzato da euforia, diminuito senso della fame e della fatica, aumentati tempi di reazione, aumento del tono muscolare, aumento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, aumentata frequenza del respiro, xerostomia, midriasi e vasocostrizione. Tali effetti derivano dal blocco del re-uptake dell’adrenalina e della noradrenalina alle sinapsi noradrenergiche nonché dalla stimolazione al rilascio di queste molecole.

L’assunzione per via endovenosa mostra un picco plasmatico dopo 5 minuti mentre se somministrata per altre vie il picco si riscontra dopo circa un’ora. L’emivita di questa sostanza è di circa un’ora, infatti viene rapidamente metabolizzata attraverso l’azione idrolitica di alcune esterasi.

La prima fase metabolica consiste in una prima azione idrolitica che avviene a carico del gruppo metilico con formazione di benzoilecgonina e metanolo ed in una successiva che trasforma la benzoilecgonina in ecgonina ed acido benzoico. Ulteriori reazioni che ultimano il metabolismo di questa molecola avvengono a livello epatico e consistono in una reazione di N-demetilazione che porta alla formazione di norcocaina ed una coniugazione tra l’acido benzoico e l’amminoacido glicina con formazione di acido ippurico. Sebbene non siano state completamente chiariti sia le sedi di azione che i meccanismi metabolici si può con una certa ragionevolezza affermare che, nel processo degradativo, il fegato giuoca un ruolo più importante del rene, dell’encefalo e dei muscoli.

Nelle urine dei soggetti che hanno assunto questa sostanza si riscontrano soltanto piccolissime quantità della stessa immodificata; per lo più si rileva la benzoilecgonina che compare entro 4 ore dall’assunzione e protrae la sua permanenza per almeno due giorni a livelli rivelabili con le usuali indagini analitiche.

Le dosi assunte voluttuariamente variano in un ambito compreso tra 10 e 120 mg/die e la ripetitività delle somministrazioni porta ad assuefazione ed a tolleranza di dosi più elevate. Comunque, l’aumento della tolleranza è dovuto non all’aumento della quantità di sostanza assunta ma alla diminuzione degli intervalli di tempo di somministrazione... E’ importante rilevare che gli effetti farmacologici della sostanza non sono in relazione diretta con le concentrazioni plasmatiche della stessa e quindi con la quantità assorbita; questo fatto fa supporre che l’organismo sia sensibile più alle variazioni di concentrazione che alla effettiva dose somministrata; è stato ipotizzato infatti che la ripetitività delle assunzioni aumenti la sensibilità del sistema nervoso centrale agli effetti della cocaina stessa.

Le dosi letali sono difficili da quantificare in quanto variano dipendono sia dalle modalità di somministrazione che dal grado di assuefazione, i dati relativi alle concentrazioni plasmatiche sono più precisi ed identificano nel valore di 5 mcg/mL la concetrazione massima compatibile con la vita.

L’intossicazione acuta grave provoca convulsioni e gravi aritmie che portano al decesso per arresto cardiaco irreversibile.

Farmaci simpaticomimetici

Il gruppo comprende le amfetamine ( dette anche anfetamine od anfetammine) ed i loro sali nonché altre sostanze psicoattive similari. La prima sintesi di una amfetamina risale al lontano 1887 e da allora sono state apportate numerose altre modifiche alla molecola originaria (1-fenil – 2 – aminopropano), in particolare per sostituzione degli atomi di idrogeno dell’anello benzenico, dando origine così al cospicuo ed eterogeneo gruppo degli amfetaminici. In questo variegato gruppo sono comprese sostanze che vanno dalla fentermina, utilizzata per scopi terapeutici, alla MDA (metilen-diossi-amfetamina) ed alla MDMA ( metilen – diossi – metaamfetamina) quasi esclusivamente destinate all’abuso voluttuario.

L’uso voluttuario dell’amfetamina risale al 1940 essendo la stessa presente in preparati farmacetuici utilizzati come decongestionante nelle iperemie della mucosa nasale. La sua diffusione nei tempi successivi sembra sia in gran parte dovuta al fatto che venne largamente utilizzata in ambito militare nella seconda guerra mondiale.

Queste sostanze si presentano sotto forma di polveri biancastre (a seconda del loro grado di purificazione) allo stato combinato, ovvero, come sali di zolfo o cloro a seconda del tipo di sintesi utilizzata nella loro preparazione. Sono sostanze inodori e dal sapore amaro; la polarità del gruppo amminico le rende solubili in acqua ed alcool.

La presenza nella molecola di un centro chirale la rende otticamente attiva; nelle comuni preparazioni è presente sotto forma racemica.

Gli effetti farmacologici espletati da questa sostanza derivano dal suo potere stimolante sul sitema nervoso centrale e sui recettori alfa e beta adrenergici. In particolare favorisce il rilascio di neurotrasmettitori dai terminali presinaptici quali epinefrina nor-epinefrina e dopamina. Inoltre gli effetti psicotici associati all’assunzione di dosi elevate sono probabilmente dovuti al rilascio di 5 – idrosssi – triptamina da parte dei recettori triptaminergici.

Da un punto di vista sistemico si rileva un aumento della pressione sistolica, un aumento della frequenza cardiaca, vasocostrizione, midriasi, rilasciamento della muscolatura intestinale, aumento del consumo di ossigeno, aumento della temperatura corporea ed eccitazione del centro del respiro; altri effetti prodotti si evidenziano in miglioramento dell’umore, resistenza alla fatica fisica e mentale, aumento della capacità di iniziativa e dell’attività motoria, blocco dello stimolo della fame ( isomero destrogiro) e miglioramento dello stato depressivo.

Comunque, per dosi elevate, all’effetto stimolante fanno seguito una serie di effetti negativi quali ansietà, allucinazioni e disturbi mentali.

La dose attiva è compresa tra i 5 – 10 mg e le intossicazioni mortali sono in effetti molto rare. La dose letale per l’uomo varia notevolmente sia in funzione del grado di assuefazione che delle condizioni fisiche del soggetto; si presume comunque che debba oscillare tra i 20 – 25 mg/Kg di peso corporeo. La variabilità della risposta individuale alle amfetamine si può dedurre dai risultati relativi alle concentrazioni plasmatiche riscontrate nei casi mortali, l’intervallo è compreso tra 0.5 e 41 mcg/mL con una media di 8.6 mcg/mL. In particolare nella pratica dell’attività sportiva l’uso di questo farmaco è assai pericoloso in quanto la ridotta percezione della fatica può indurre all’espletamento di prestazioni nettamente superiori alle proprie risorse fisiche riducendo drasticamente i limiti di tolleranza di cui sopra; è stato tra l’altro dimostrato che la pericolosità del farmaco aumenta all’aumentare del grado di allenamento dell’atleta.

L’amfetamina è bene assorbita sia per via orale che per via parenterale; per via orale, essendo una base relativamente debole l’assorbimento avviene per lo più a livello intestinale e si completa dopo 4 –6 ore dall’ingestione con un picco ematico dopo 1 – 2 ore. A livello plasmatico, data la scarsa affinità di legame con le proteine, le concentrazioni risultano relativamente basse e non sono in diretta correlazione con gli effetti psicotropi.

Il metabolismo avviene prevalentemente a livello epatico attraverso processi deaminativi che portano all’escrezione urinaria di fenilacetone , acido benzoico ed acido ippurico in ragione di circa il 25% della dose assunta. Il 10% viene invece trasformata per idrossilazione in 4 – idrossi – amfetamina e 4 – idrossi – norepinefrina e il 30% escreta immodificata. E’ importante notare che il pH urinario giuoca un ruolo assai importante in quanto le urine alcaline non consentono l’eliminazione del farmaco tal quale; in questi casi la ricerca dello stesso deve essere indirizzata all’evidenziazione dei suoi metaboliti.

Non sembra che l’uso e/o l’abuso di amfetamine porti all’insorgenza di sindromi d’astinenza ma sicuramente comporta una dipendenza psicologica con un aumento della tolleranza. Nei consumatori cronici si riscontrano spesso disturbi vascolari cerebrali, lesioni epatiche e, nei casi più gravi, convulsioni, coma e morte per blocco respiratorio.

Le xantine

Il gruppo delle xantine consiste in un numero di alcaloidi derivati dalla sostanza madre xantina.

Dal punto di vista della diffusione e del consumo la xantina più importante è la caffeina.

Il caffè è nel 90% dei casi il mezzo di assunzione della caffeina, che è però presente anche nel cioccolato, in alcune bevande analcoliche e negli analgesici . A seconda delle modalità di preparazione una tazza di caffè contiene da 100 a 120 mg di caffeina, un quarto di bevanda analcolica ne contiene da 30 a 60 mg. e gli analgesici ne contengono una quantità compresa tra 35 e 60 mg; approssimativamente si valuta una assunzione media per persona intorno a 210 mg  al giorno.

La caffeina (1-3-7-trimetil-xantina) è uno dei tre possibili derivati della xantina, mentre gli altri due, teobromina e teofilllina, si trovano nel cacao e nel tè rispettivamente; dei tre la caffeina è quella che agisce in modo più energico sul sistema nervoso centrale, mentre la teobromina espleta l’attività minore. A seguito dell’assunzione la caffeina viene completamente assorbita nel tratto gastrointestinale, mostrando un picco ematico dopo 30-60 minuti, e penetra poi rapidamente nel cervello dando origine ad un miglioramento della prontezza di riflessi. Le concentrazioni maggiori dopo l’assunzione sono state riscontrate nei tessuti a più elevato contenuto in acqua e principalmente nel muscolo scheletrico.. L’emivita varia, negli adulti asintomatici, dalle 2 alle 12 ore, con una media di 4–6 ore.

La caffeina espleta il suo effetto attraverso meccanismi diversi: è un antagonista dei recettori adenosinici, inibisce l’attività di alcuni enzimi come la fosfodiesterasi, altera sia il rilascio del calcio dal reticolo sarcoplasmatico che la permeabilità del sarcolemma, facilita gli impulsi di trasmissione neuromuscolari.

L’inibizione delle fosfodiesterasi provoca un aumento dei livelli di AMP ciclico, importante regolatore delle funzioni cellulari; tra l’altro livelli elevati di questa sostanza provocano un aumento nel rilascio di neurotrasmettitori e dell’attivazione neuronale, la regolazione ormono-indotta della glicogenolisi e della lipolisi, ed una stimolazione dose-specifica del sistema nervoso centrale.

Poiché l’adenosina agisce come depressivo del sistema nervoso centrale, ipnotico ed anticonvulsivante, l’inibizione dei suoi recettori da parte della caffeina produce la stimolazione dello stesso aumentando negli atleti la lucidità mentale e riducendo la sensazione di fatica.

La diminuzione della sensazione di affaticamento è dovuta alla capacità di aumentare il livello di acidi grassi liberi circolanti (NEFA) per accelerata idrolisi dei trigliceridi di riserva; i NEFA sono quindi utilizzati per soddisfare le esigenze energetiche, comportando una riduzione nel consumo delle riserve di glicogeno. L’ingestione di caffeina oltre che produrre un aumento della lipolisi, e quindi della concentrazione plasmatica degli acidi grassi non esterificati, comporta anche un aumento delle catecolammine.

La tolleranza si sviluppa entro pochi giorni e l’effetto sulle performance di un individuo normale è fortemente dipendente dalla quantità e dalle modalità di assunzione. L’abituale consumo di caffeina può attenuare il battito cardiaco e diminuire la pressione sanguigna, mentre abbondanti somministrazioni di caffeina possono produrre una risposta catecolaminergica nell’ambito di pochi giorni.

Tra gli effetti indesiderati sono incluse palpitazioni, tremori, insonnia, nervosismo, irritabilità ed ansia; gli effetti diuretici della caffeina possono provocare negli atleti uno sbilancio idrico o più seri inconvenienti.

La caffeina è stata inclusa dal CIO nell’elenco delle sostanze vietate fino al 1972, per essere in quell’anno rimossa; il suo ruolo venne riconsiderato nel 1984 e quindi di nuovo aggiunta all’elenco fissando però dei valori di soglia: una concentrazione urinaria superiore a 12 mg/L, corrispondente all’assunzione di 500 – 600 mg di caffeina (5-6 tazzine di caffè in un lasso di tempo di 1 – 2 ore) è ritenuta indice di illegalità.

Appartengono a questa categoria le sostanze riportate in Tab.2

Alle sostanze stimolanti appartengono il gruppo delle ammine simpaticomimetiche (amfetamina, efedrina, e loro derivati), la caffeina, ed un’altra serie di sostanze con caratteristiche chimiche diverse e non classificabili quindi nello schema prospettato.

Ammine simpaticomimetiche

Appartengono a questa categoria tutte le sostanze che possono essere considerate derivati della beta-fenil-etil ammina. Gli effetti prodotti da questi farmaci, in gran parte, sono quelli caratteristici degli stimolanti psicomotori ovvero vasocostrizione cutanea, delle membrane delle mucose e dei visceri, vasodilatazione dei muscoli scheletrici, rilascio della muscolatura bronchiale ed uterina, aumento della frequenza cardiaca, dilatazione delle pupille, ridotta sensazione della fame, glicogenolisi e rimozione di acidi grassi liberi dal tessuto adiposo. Tale comportamento era comunque facilmente deducibile data la somiglianza strutturale della molecola base a quella delle amfetamine.

Questi composti si legano ai recettori adrenergici delle cellule componenti i tessuti bersaglio. Bisogna tener presente che esistono due tipi di recettori adrenergici : quelli di tipo alfa e quelli di tipo beta. A loro volta ciascuno di questi recettori si suddivide dando origine a cinque tipi di recettore: alfa 1, alfa 2, beta 1, beta 2 e beta3. Le ammine simpaticomimetiche, a seconda della loro struttura molecolare, possono essere non selettive o parzialmente selettive per ciascuno dei quattro recettori sopraelencati.

RECETTORI ADRENERGICI

bulletAlfa1 costrizione dei vasi sanguigni relativi alla pelle, alle mucose ed alle membrane
Dilatazione della pupilla
Rilassamento della muscolatura liscia intestinale
bulletAlfa 2 promuovono l’inibizione del rilascio di norepinefrine
bulletBeta 1 aumentano il battito e la contrattilità carediaca
bulletBeta 2 Dilatazione dei vasi sanguigni dei muscoli scheletrici
Rilassamento della muscolatura liscia bronchiale,
Rilassamento della muscolatura liscia dell’utero
bulletBeta 3 aumentano l’attività metabolica
Aumentano l’effetto termogenico
Diminuiscono l’appetito

Non tutte le ammine simpaticometiche sono proibite dal CIO in quanto hanno azioni diverse e la loro diversificazione è più riconducibile a cause quantitative che non qualitative. Infatti farmaci che sono soprattutto beta 2 selettivi avranno anche qualche effetto alfa e beta 1 adrenergico che in gran parte dei casi è dose – dipenndente. I recettori beta 2 sono localizzati prevalentemente sulla muscolatura liscia respiratoria, vascolare ed uterina e la loro attivazione provoca un rilascio della stesa. Alcuni farmaci beta 2 selettivi (quali albuterolo e salbutamolo) che hanno scarsi effetti sui recettori alfa e beta , sebbene con alcune restrizioni, sono consentiti in quanto non danno un effetto stimolatorio significativo; altri quali l’isoprenalina, il metaproterenolo e la metossifenammina che invece possono dare significativi effetti alfa e beta 1 sono invece proibiti.

Stimolanti del Sistema nervoso Centrale

Questa classe di sostanze, conosciute anche come "risveglianti" – "convulsivanti, comprende Amifenazolo, Bemegride, Doxapram, Etamivan, Fluorotile, Niketamide, Pentilentetrazolo, Picrotossina e Stricnina.

Alcune di queste sostanze stimolano il sistema nervoso ad un certo livello piuttosto che ad un altro. Alcuni stimolano il tronco cerebrale, in particolar modo il respiratorio depresso agendo da convulsivanti ad azione fugace e producendo attacchi clonici.

La stricnina è classificata come stimolante del midollo spinale e, come gli stimolanti midollari, è un convulsivante; determina inoltre eccitazione in tutte le parti del sistema nervoso centrale riducendo l’inibizione della via nervosa spinale.

Beta-2-antagonisti (lA)

I beta-2-antagonisti sono classificati tra le sostanze stimolanti. Alcuni di questi agenti possiedono inoltre proprietà anabolizzanti, assunti per via orale o per iniezione.

Appartengono a questa categoria le sostanze riportate nella tabella qui sotto

Negli atleti la scelta di farmaci per il trattamento dell’asma e delle altre affezioni respiratorie è un grosso problema perché la maggior parte delle sostanze utilizzate ha anche potere stimolante.

L’azione di questi farmaci è simile per cui si esplicitano gli effetti e le caratteristiche del clenbuterolo in quanto farmaco facilmente reperibile ed utilizzato in campo veterinario.

Il clenbuterolo è un beta-2-antagonista adrenergico che possiede proprietà ergogeniche che derivano dagli effetti stimolanti che è in grado di espletare sul sistema nervoso centrale. E’ un farmaco del tipo simpaticomimetico che produce una azione stimolante periferica sulla muscolatura liscia, una eccitazione della funzione cardiaca ed azioni di tipo metabolico ed endocrino. Lo scopo principale dell’uso di questi prodotti risiede nella capacità di produrre un rilassamento della muscolatura liscia. I beta-2-antagonosti sono infatti utilizzati prevalentemente come broncodilatatori, per la prevenzione ed il trattamento dei sintomi derivanti da esercizi che provocano l’asma e per il rilassamento dell’utero in caso di parto prematuro.

Gli effetti anabolici del clenbuterolo sono utilizzati nella prevenzione dell’atrofia muscolare, per l’aumento della massa magra del corpo e per la diminuzione dei grassi; per questo motivo il Clenbuterolo è stato denominato "agente ripartizionante", ovvero, un agente in grado di manipolare la crescita e la composizione del corpo aumentandone la composizione proteica e diminuendone la composizione in grassi. I beta –2- antagonisti sono stati studiati estensivamente negli animali allo scopo di aumentarne la massa magra diminuendone la grassa per migliorarne le caratteristiche alimentari.

Il Clenbuterolo è un beta 2 antagonista in grado di influenzare la crescita con effetti centrali e periferici. Questi effetti includono un aumento della contrattilità e del battito cardiaco, un aumento della glicogenolisi epatica e muscolare, la liberazione di acidi grassi liberi ed un aumento del rilascio dell’ormone pituitario. Gli effetti centrali provocati da questa tipologia di farmaci includono la stimolazione respiratoria, l’aumento dei riflessi e la diminuzione dell’appetito.

I potenti effetti ergogenici del clenbuterolo derivano dalle caratteristiche simpaticomimetiche di questo farmaco. Sono da rilevare l’aumento della lipolisi e la diminuzione della lipogenesi che possono assumere aspetti drammatici nei trattamenti cronici con beta 2 antagonisti. Questi processi biochimici aumentano la disponibilità di grassi destinati alla produzione di energia, è presumibile quindi, almeno dal punto di vista prettamente teorico, un aumento della resistenza. Altresì si verifica inoltre un aumento della glicogenolisi epatica (che produce una maggior quantità di carboidrati disponibili), un aumento della disponibilità di sangue nei muscoli scheletrici ed un aumento della capacità di distribuzione del sistema periferico.

L’anabolismo proteico è stato forse la scoperta più importante associata alla somministrazione di clenbuterolo. L’aumento delle proteine dovrebbe essere associato a processi che comportino l’aumento della loro sintesi o la diminuzione del loro catabolismo, oppure da una combinazione di ambedue i processi. Il meccanismo cellulare proposto per il controllo del metabolismo proteico implica un aumento del trasporto di calcio, un aumento dell’AMP ciclico ed una attivazione della protein-chinasi. Ambedue i meccanismi, diretto (rilascio di insulina, aumento del flusso di sangue periferico, rilascio dell’ormone pituitario) ed indiretto ( modulazione del turnover delle proteine, attività contrattile) possono partecipare al processo di ipertrofia.

Numerosi studi sull’efficienza ergogenica sono stati condotti su animali, inoltre studi sugli esseri umani sono stati iniziati in concomitanza del suo uso per la terapia dell’obesità. Effetti anabolizzanti nei ratti sono stati riscontrati con un aumento del 10 – 20% della massa muscolare dopo 1 – 2 settimane di somministrazione.

La somministrazione di beta 2 antagonisti sembra promuovere l’ipertrofia muscolare fibro-specifica con un aumento che può variare, negli animali, dal 10 al 50%. L’RNA muscolare aumenta in modo consistente con l’aumentare delle proteine nei muscoli e, ultime ricerche, lasciano supporre che il clenbuterolo espleti prevalentemente i suoi effetti anabolizzanti proteici attraverso una diminuzione del rapporto di degradazione proteica, con un lieve aumento della sintesi

Altri beta 2 antagonisti (albuterolo, salbutamolo, cimaterolo), sono stati studiati per determinare il loro potenziale effetto ergogenico. Alcuni ricercatori hanno studiato gli effetti acuti di una dose inalatoria di salbutamolo pari a 200 microgrammi su alcune variabili psicologiche e sulle performance di atleti ad alto livello non affetti da asma. Gli autori non trovarono differenze con un altro gruppo a cui veniva somministrato placebo. Tale dato appare comunque in contrasto con altre ricerche condotte per studiare gli effetti cronici di una somministrazione per via orale per tre settimane di una dose di 16 mg al giorno di una sostanza rilasciante salbutamolo. I risultati ottenuti infatti riportano che il gruppo trattato mostrò un aumento, rispetto al gruppo di controllo, dei quadricipiti femorali, della forza dei muscoli tendinei e del ginocchio.

Tale discrepanza può essere spiegata dal fatto che gli effetti della dose singola e del trattamento cronico, talvolta, possono essere diversi e che per questo tipo di valutazioni i protocolli di ricerca la lunghezza del trattamento, il dosaggio, le modalità di somministrazione debbono essere riproducibili ed omogenei onde poter correttamente comparare i risultati rilevati.

Gli effetti collaterali del clenbuterolo sono simili a quelli di tutti i beta 2 antagonisti. Tremore, tachicardia, ansietà, palpitazioni, mal di testa, anoressia ed insonnia sono i sintomi più comuni. Altri notevoli effetti collaterali comprendono ipertrofia del muscolo cardiaco, aritmia, infarto del miocardio.

Possono essere determinati nelle urine livelli di 0.5 ng/ml dopo 2 – 4 giorni dalla somministrazione. La Commissione Medica del CIO ha proibito l’uso dei beta-2-antagonisti sia per le loro caratteristiche stimolanti che anabolizzanti qualora assunti per via orale od intramuscolare. I farmaci riportati in tabella possono essere assunti soltanto per via inalatoria dandone immediata comunicazione scritta agli organi competenti.

Narcotici-analgesici (1B)

L’elenco comprende molti narcotico-analgesici classificati, a seconda delle loro caratteristiche farmacologiche, in agonisti, agonisti-antagonisti ed antagonisti; tali composti possono essere naturali o sintetici e la loro caratteristica principale è quella di diminuire la risposta fisiologica e psicologica al dolore agendo su recettori specifici del sistema nervoso centrale. Gli antagonisti dei narcotici agiscono in opposizione ai narcotici stessi ma comunque espletato già da soli effetti analgesico-sedativi. Dal punto di vista chimico i narcotici-analgesici possono essere inoltre suddivisi in 5 classi: Fenantreni, Fenileptilammine,Fenilpiperidine,Benzomorfani e Morfinani.

Sebbene in seguito useremo il termine "narcotico" bisogna tener presente che questo temine è impreciso in quanto prevede uno stato soporoso o di sonnolenza, infatti, dato che questi farmaci implicano la produzione di analgesia senza la perdita di conoscenza o sonno, sarebbe più appropriato il termine "oppiato" od "analgesico oppioide".

Il meccanismo di azione dei narcotici-analgesici è simile a quello di alcuni peptidi endogeni (endorfine, encefaline) aventi proprietà oppiodi-simili, infatti, espletano la loro azione legandosi agli stessi recettori (recettori oppiodi). I siti di legame degli oppiodi sono distribuiti nell’organismo prevalentemente nelle corna dorsali del midollo spinale, in alcune regioni sottocorticali cerebrali, nella sostanza grigia periacqueduttale mesencefalica e nel midollo ventrorostale; questi siti sono presenti sia sui neuroni del midollo spinale che trasmettono il dolore sia sulle afferenze primarie che trasmettono ad essi il messaggio. E’ stato dimostrato che sia gli oppiodi che le endorfine ed encefaline inibiscono il rilascio dei trasmettitori eccitatori dalle afferenze primarie.

I farmaci narcotici – analgesici, oltre la funzione antidolorifica, possono produrre sensazioni di euforia o stimolazione psicologica, false sensazioni di invincibilità ed illusione di possibilità atletiche al di sopra di quelle realmente possedute; inoltre innalzano la soglia del dolore al punto tale che gli atleti possono non accorgersi di eventuali danni subiti e quindi subirne ancor più gravi, o percepire come innocue situazioni pericolose, ponendo se stessi e gli altri ad un rischio di incidente ben più grave.

Queste sostanze possono inoltre produrre dipendenza fisica, dando origine ai numerosi problemi connessi con la tossicodipendenza; la morfina ed i suoi analoghi chimici e farmacologici è un tipico esempio di sostanza narcotico – analgesica. La maggior parte di questi farmaci presenta come effetto principale una depressione dell’attività respiratoria in funzione della dose assorbita che, nei casi più gravi, può provocare una morte improvvisa. Tra gli altri effetti si ricordano bradicardia, repressione della tosse, miosi, stipsi, rigidità del tronco, nausea, vomito, riduzione della funzionalità renale, possibilità di coliche biliari, aumentato rilascio dell’ormone antidiuretico (ADH), del GH, della prolattina, diminuito rilascio dell’LH e quindi diminuita produzione di testosterone.

L’abuso dell’utilizzo di farmaci narcotico – analgesici nello sport si è talmente diffuso che la Commissione Medica del CIO ha incluso questi farmaci nell’elenco delle sostanze proibite, inserimento comunque derivato dalle restrizioni internazionali, stabilite dall’Organizzazione Mondiale per la Sanità, nei confronti del loro trasporto e della loro commercializzazione.

Alcuni narcotici – analgesici come la codeina, la diidrocodeina, il difenossilato, la folocodina ed il propossifene non sono proibiti e possono essere utilizzati, come gli antinfiammatori non steroidei quali l’aspirina, i derivati dell’acido antranilico, i derivati dell’acido mefenamico, e composti come il sulindac e l’indometacina. La Commissione Medica ha inoltre comunicato agli atleti ed ai medici sportivi di non utilizzare queste sostanze permesse se associate in preparazioni farmacologiche contenenti le sostanze proibite comprese nell’elenco.

 

Agenti anabolizzanti (1C)

Appartengono a questa categoria le sostanze riportate qui sotto:

bulletAndrostenedione
bulletMetandienone
bulletBolasterone
bulletMetenolone
bulletBoldenone
bulletMetandrostenolone
bulletClenbuterolo (beta -2- antagonista)
bulletMetiltestosterone
bulletClostebol
bulletNandrolone
bulletDanazolo
bulletNoretandrolone
bulletDanocrine
bulletOssimetolone
bulletDeidroclorometil Testosterone
bulletOxandrololone
bulletDHEA Stanozololo
bulletDiidrotestosterone
bulletTestosterone
bulletFluossimesterone
bulletZeranol
bulletMesterolone

Gli steroidi anabolizzanti androgenici sono dei derivati dell'ormone maschile testosterone.

Questi androgeni sono farmaci legittimamente prescritti per usi terapeutici.Infatti si usano per bambini od adolescenti per trattare una pubertà ritardata,aplasia,anemia ed ipogonadismo. Negli adulti gli steroidi sono utilizzati con successo per particolari tipi di nemie,nell'angioedema ereditario,in alcune condizioni morbose ginecologiche,per l'anabolismo proteico, e nell'ipogonadismo maschile. In ultimo; possono giuocare un ruolo importante nel trattamento dell' osteoporosi.

L'uso degli steroidi anabolizzanti per scopi non terapeutici non è un fenomeno nuovo.Il primo rapporto sull'uso di queste sostanze risale all' anno 1954 e dieci anni più tardi il loro utilizzo era già largamente diffuso.

Malgrado l'uso degli steroidi anabolizzanti da parte degli atleti esista da circa 40anni,soltanto da pochi anni sono stati introdotti dei test per la rilevazione di queste sostanze. Gli steroidi anabolizzanti espletano la loro azione aumentando la sintesi proteica,incrementando la massa corporea e il bilancio di azoto attraverso parecchi meccanismi. Molte cellule del corpo, inclusi i muscoli scheletrici, possiedono dei recettori per legare il testosterone od ormoni simili.La formazione di un complesso steroide-recettore induce la produzione degli enzimi responsabili dell'attivazione della sintesi proteica.Uno degli enzimi che inducono questo processo é la RNA-polimerasi. Biochimicamente la RNA-polimerasi attiva la sintesi ed il metabolismo cellulare delle proteine promovendo l' azione anabolica che conduce all' aumento dei muscoli, della massa corporea e quindi della forza. Gli steroidi anabolizzanti possono altresì portare all'aumento della massa corporea attraverso effetti anticatabolizzanti. Durante episodi di stress,come un intenso esercizio fisico,il corpo rilascia glucocorticoidi che hanno un effetto catabolico sui tessuti.Gli steroidi anabolizzanti competono con i glucocorticoidi per i siti recettori inibendo la degradazione proteica.Altresì gli steroidi anabolizzanti promuovono la ritenzione dell'azoto attraverso lo spostamento dell'equilibrio dell'azoto verso una favorevole e positiva utilizzazione per la formazione delle proteine.Per ottenere il massimo dei benefici da questo effetto,gli atleti debbono mantenere una dieta elevata in calorie e proteine mentre assumono gli steroidi anabolizzanti.Infine gli steroidi anabolizzanti riescono ad aumentare la forza e le masse muscolari attraverso effetti psicologici; infatti gli atleti che assumono steroidi anabolizzanti frequentemente manifestano episodi di euforia, aumento dell'aggressività e diminuzione della sensazione di fatica, tutte sensazioni che possono portare ad espletare attività faticose per periodi più lunghi del consueto.

Gli steroidi sintetici hanno la struttura base del testosterone umano ed ad essa sono legati sia l' effetto anabolizzante (aumento della massa muscolare) che l' effetto androgenico (mascolinizzazione).Fisiologicamente i due effetti non possono essere separati. Quando l'ormone si lega con i recettori dei vari tessuti,lo stesso tipo di recettore produce effetti anabolici ed androgenici a seconda delle parti del corpo cui lo stesso si lega.Il nome più appropriato per queste sostanze dovrebbe essere "steroidi anabolizzanti-androgenici" ma questo termine è generalmente abbreviato in steroidi anabolizzanti.

Un tentativo di migliorare gli effetti anabolizzanti e ridurre gli effetti androgenici é stato effettuato attraverso la creazione di più di 40 molecole apportando modifiche chimiche alla struttura dello steroide. Il testosterone è facilmente degradato dal fegato ed i livelli ematici necessari ad espletare l'effetto anabolizzante non vengono raggiunti. Consequenzialmente la molecola del testosterone é stata modificata in tre posizioni diverse (denominate come tipo A, B e C) ed é stato dimostrato l'incremento di efficacia. Tali modifiche sono rappresentate dall'esterificazione del gruppo 17 – Beta idrossilico (tipo A), dall'alchilazione della posizione 17 Alfa (tipo B) e dalla modificazione dell'anello della struttura dello steroide {tipo C). Preparazioni orali sono generalmente relative ai tipi B e C mentre quelle parenterali ai composti di tipo A.

Gli steroidi anabolizzanti possono essere somministrati per via orale o parenterale. Quelli ingeriti per via orale vengono assorbiti dallo stomaco e data la loro scarsa emivita vengono eliminati rapidamente dal corpo umano; a livello epatico sono più tossici degli steroidi iniettabili e hanno un'azione più efficace. Gli steroidi iniettabili sono caratterizzati da una ritardata metabolizzazione, da una eliminazione ridotta (caratteristica questa che consente un aumento della possibilità di determinazione con i test anti-doping per il più lungo periodo di permanenza), da una minore tossicità epatica e da una minore attività rispetto agli steroidi somministrati per via orale. Le preparazioni iniettabili possono essere determinate fino ad un mese dalla somministrazione mentre quelle orali soltanto sino ad un massimo di due settimane in caso di somministrazione discontinua. Gli atleti confidano molto sulle dicerie o sugli aneddoti come guida ai protocolli di somministrazione degli steroidi anabolizzanti. Malgrado non sia supportata da validi presupposti scientifici é frequentemente utilizzata una tecnica definita come "stacking (stoccaggio, ammassamento)" che implica l'uso concomitante di due o più steroidi ad alte dosi. La combinazione dovrebbe coinvolgere sia la somministrazione orale che quella parenterale. Gli atleti sembra che utilizzino uno schema di tipo piramidale, iniziano infatti con bassi dosaggi, raggiungono il picco (talvolta assumendo da tre a cinque farmaci) e lentamente diminuiscono la dose d'uso per un periodo di tempo che può andare dalle 4 alle 18 settimane. Questo tipo di protocollo piramidale é seguito da un periodo di astinenza che può durare da alcune settimane ad alcuni mesi ; questo processo é definito come "ciclo". Durante il picco del protocollo piramidale gli atleti possono assumere quantità maggiori di 10 - 100 volte rispetto quelle previste dai normali trattamenti terapeutici. Non esiste alcun presupposto scientifico che tale pratica sia indispensabile per raggiungere l'effetto anabolizzante.

L'aumento di peso é comunemente associato all'uso degli steroidi anabolizzanti ed ha stimolato lo studio della variazione della composizione del corpo. La letteratura internazionale riporta un aumento medio del peso di 2.2 Kg in soggetti che assumono anabolizzanti per un periodo di 3 -12 settimane. Se questo aumento di peso sia da attribuire ad un effettivo incremento della massa corporea od ad un aumento della ritenzione idrica non è stato completamente accertato. Benché studi radiografici e misure della densità corporea indicano un aumento dei muscoli e della massa questo aumento non sembra essere proporzionato all'aumento del Sodio e dell'Azoto. Tuttavia non é ancora stato chiarito se l'aumento del peso corporeo sia legato all'aumento dei muscoli normali, altri tessuti magri od all'aumento dei liquidi intracellulari.

GLI EFFETTI NEGATIVI

Benché i potenziali benefici derivanti dall'uso degli steroidi anabolizzanti rimangono discutibili l'effetto immediato ed a lungo termine é stato ben accertato. Gli steroidi anabolizzanti sono stati associati all'infarto del miocardio ed a malattie dell' emisfero cerebro-vascolare. Alcune affermazioni di atleti ritiratisi attività agonistica indirizzano l'abuso di steroidi anabolizzanti come causa della loro miocardiopatia. Altri comuni effetti dannosi coinvolgono il sistema epatico, endocrino, cardiovascolare, immunologico, riproduttivo e psicologico.

L'estensivo metabolismo degli steroidi anabolizzanti assunti in forma orale da origine a significativi effetti epatotossici. Le anomalie epatiche causate dall'uso di questi farmaci sono generalmente reversibili se gli stessi vengono somministrati in modo discontinuo. Gli steroidi assunti per via orale possono causare colestasi, itterizia e spesso una condizione associata esclusivamente all'uso di steroidi per via orale quale l' epatite peliosica. L' epatite peliosica è la formazione nel fegato di sacche piene di sangue la cui rottura può causare una fatale emorragia.

Gli steroidi anabolizzanti hanno effetti drammatici sul sistema riproduttivo dovuti alle loro caratteristiche androgeniche. Significative diminuzioni del testosterone sono state dimostrate in soggetti di sesso maschile che assumevano da 15 a 150 mgl/die di steroidi anabolizzanti. L'androgene esogeno causa atrofia testicolare che può essere irreversibile (castrazione chimica). Gli steroidi anabolizzanti esogeni sostituiscono il testosterone nel sistema di feed-back negativo relativo al sistema pituitario ed ipotalamico con il risultato di produrre una diminuzione delle gonadotropine. La riduzione delle concentrazioni dell'ormone pituitario cellulo-stimolante (ICSH) e dell'ormone follicolo stimolante {FSH) é la causa della diminuzione della produzione di testosterone da parte dei testicoli.

I cambiamenti fisici associati agli steroidi anabolizzanti ed al sistema riproduttivo includono un ingrossamento della prostata, diminuzione del 90% della produzione di spermatozoi, atrofia testicolare, impotenza e ginecomastia. Il numero di spermatozoi generalmente ritorna nella norma in caso di sospensione della somministrazione comunque la sterilità è stata registrata sino a 7 mesi dopo la cessazione dell'assunzione del farmaco. La ginecomastia è uno degli effetti meglio conosciuti degli steroidi anabolizzanti ed è caratterizzata da placche subareolari unilaterali o bilaterali, come bottoni, di tessuto. La ginecomastia è causata dagli estrogeni estradiolo ed estrone che vengono prodotti quando gli androgeni sono convertiti nel tessuto extraghiandolare. I livelli di estradiolo negli atleti che praticano l'assunzione di steroidi del tipo stacking possono superare di 7 volte quelli riscontrabili nella fase ovulatoria delle donne. I tentativi di utilizzo di estrogeni inibitori come la gonadotropina corionica umana o tamoxifen non hanno dato successi soddisfacenti. In casi estremi lo sviluppo di tessuto mammario non é totalmente reversibile e deve essere praticata la mastectomia.

E' stato inoltre messo in evidenza nell'abuso di queste sostanze un incremento della fragilità dei muscoli tendinei, derivante dalla riduzione della loro elasticità ed è stato accertato che l'incremento della forza muscolare associato ad una minore elasticità facilita l'evento di stiramenti o rotture. Nei giovani gli steroidi causano una prematura chiusura delle epifisi con una conseguente diminuzione dell'altezza da adulti.

L'uso degli steroidi anabolizzanti é stato messo in correlazione con una alterazione del metabolismo lipidico. L'aspetto più consistente degli effetti degli steroidi anabolizzanti consiste in un significativo aumento del colesterolo sierico ed in una diminuzione del colesterolo (circa il 50"%) ad alta densità (HDL). I ridotti livelli di HDL sono di tale entità che é stato suggerito di utilizzare tale indice come test di screenig essendo la determinazione urinaria molto costosa. Aumenta invece la produzione di lipoproteine LDL e dopo due mesi di trattamento con steroidi é stata evidenziata una triplicazione del rapporto LDL/HDL. Questo effetto potrebbe non essere irreversibile (ma non c’è certezza); infatti, le concentrazioni di HDL talvolta ritornano ai valori iniziali dopo 7 mesi dalla sospensione dei farmaci. Durante il periodo di non uso dei farmaci si riscontra un aumento dei livelli delle HDL ed una riduzione dei livelli delle LDL. benché gli studi abbiano dimostrato una relazione diretta tra i bassi livelli di HDL e i danni alle arterie coronariche gli effetti a lungo termine della somministrazione degli steroidi anabolizzanti sullo sviluppo di arteriosclerosi delle arterie coronariche non sono stati ancora ben determinati.

Gli aspetti psicologici che vengono alterati dalla somministrazione degli steroidi anabolizzanti comprendono euforia, aggressività, irritabilità, tensione nervosa, cambiamenti della libido, mania e psicosi. Fino all'80% dei soggetti che usano steroidi sono aggressivi e violenti durante il periodo del loro utilizzo. Altresì delusione, allucinazioni, anoressia, imperatività e megalomania sono stati correlati all'uso di steroidi anabolizzanti. Gli atleti potrebbero inoltre sviluppare depressione clinica durante il periodo di non somministrazione e questo fatto fa insorgere un ulteriore problema legato alla dipendenza farmacologica quando gli stessi vengano sottoposti a cicli discontinui di somministrazione.

La somministrazione di steroidi anabolizzanti è cominciata ad essere comune anche nelle donne e non sono stati documentati effetti diversi da quelli registrati nei soggetti di sesso maschile. Gli effetti riscontrati includevano, mascolinizzazione della voce, ingrossamento del clitoride, aumento della libidine, oligo od amenorrea, aumento dell'aggressività, acne, crescita dei peli del corpo e diminuzione dell'adipe. E' stato inoltre rilevato che l'ingrossamento del clitoride e la mascolinizzazione della voce rappresentano effetti irreversibili.

Diuretici (1D)

Appartengono a questa categoria le sostanze riportate qui sotto

bulletAcetazolamide
bulletDiclofenamide
bulletAcido Etacrinico
bulletFurosemide
bulletAmiloride
bulletIdroclorotiazide
bulletBendroilumetazide
bulletMannitolo
bulletBenzotiazide
bulletMersalyl
bulletCanrenone
bulletSpironolattone
bulletClomerodrin
bulletTorsemide
bulletClortalidone
bulletTriamterene

I diuretici sono farmaci usati nella pratica clinica per il trattamento dell'ipertensione ed in diversi tipi di edemi. I diuretici aumentano l'escrezione renale di acqua ed elettroliti come conseguenza della loro azione di disturbo sul trasporto ionico nel nefione. Questa azione interferisce con il riasssorbimento tubulare del sodio e da origine ad un aumento della escrezione renale che é accompagnato dall'eliminazione di acqua. I diuretici possono essere classificati a seconda della loro struttura chimica, del loro meccanismo di azione, del loro sito primario di azione sul nefione, e della loro attività diuretica. Quelli con azione primaria sul tubulo prossimale includono gli inibitori dell'anidrasi carbonica come l'acetazolamide e la diclofenamide che sono derivati solfonammidici, la loro efficacia diuretica è bassa infatti provocano l'escrezione di meno del 5% del sodio filtrato. La massima efficacia (escrezione di più del 15% del sodio filtrato) é raggiunta con quei farmaci che esercitano la loro maggiore attività nel tratto ascendente dell'ansa di Henle attraverso l'inibizione del sistema elettrolitico sodio-potassio-cloro. A questo gruppo appartengono i derivati solfonammidici come la furosemide, bumetanide e piretanide, e gli acidi fenossiacetici come l'acido etacrinico. I diuretici benzotiazinici e relativi composti (clortalidone, indopamide) agiscono come sito primario di azione sulla prima porzione del tubulo distale, diminuendo il riassorbimento del cloruro di sodio e essi sono considerati di media efficacia in quanto l'escrezione del sodio risulta essere compresa tra il 5% ed il 10% del Sodio fltrato. Il più importante sito di azione dei diuretici denominati potassio-economizzatori (spironolattone, amiloride e triamterene) è il lato distale del tubulo e il dotto collettore dove viene inibito lo scambio del sodio con il potassio e lo ione idrogeno: questi farmaci hanno bassa efficacia diuretica e differiscono sia chimicamente che per il loro meccanismo di azione. C'è inoltre un altro gruppo di farmaci di bassa efficacia diuretica il cui meccanismo di azione è basato su principi osmotici (diuretici osmotici).

L'uso dei diuretici é stato proibito dalla Commissione Medica del CIO perché è stato dimostrato che essi vengono utilizzati nel doping per due ragioni: per abbassare il peso prima delle competizioni negli sport che implicano categorie di peso e per mascherare l'ingestione di altri agenti dopanti riducendo la loro concentrazione nelle urine. Questi scopi vengono realizzati attraverso l'aumento dell'escrezione urinaria ed attraverso l'aumento del pH dell'urina stessa (inibitori dell' anidrasi carbonica) che provoca una riduzione dell' escrezione delle sostanze dopanti con caratteristiche basiche.

La perdita di peso dovuta ai diuretici é stata descritta da diversi autori ed i valori oscillano tra il 2% ed il 4% a seconda della dose e del tipo di diuretico utilizzato. L'aumento del volume di urine può essere un indice indiretto della perdita di peso e può variare tra gli 800-1600 mL in 3 o 4 ore. L'effetto dei diuretici sull'escrezione di altri farmaci è stato altresì ben studiato. La somministrazione di acetazolamide riduce l'escrezione di agenti dopanti basici come la mefenteimina, fentermina, etilamfetamina ed amfetamina ed é dovuto, come precedentemente esposto, a1l'aumento del pH dell'urina. La concentrazione urinaria di questi composti può essere ridotta al di sotto dei limiti di sensibilità dei metodi utilizzati nei dei routinari test antidoping. Inoltre la lunga permanenza di queste sostanze nel corpo può produrre un aumento del metabolismo di alcuni composti per cui difficilmente possono essere individuati. Diuretici ad elevata efficacia come la furosemide e la bumetanide, agiscono solamente attraverso la diluizione delle urine senza effetti sulla escrezione dei farmaci.

Agli scopi del controllo doping deve essere presi nella giusta considerazione sia il metabolismo che l'escrezione urianaria dei diuretici tal quali. La maggior parte dei diuretici, infatti, sono escreti nelle urine tal quali con un range di eliminazione molto ampio che va da 99% per l'acetazolamide al 4%-12% per il triamterene. Perciò le procedure di screening per la rilevazione dei diuretici sono state sviluppate ed indirizzate per evidenziare il farmaco allo stato puro sebbene per alcuni composti come lo spironolattone, che viene facilmente e completamente metabolizzato ed escreto nelle urine come canrenone, ciò non sia possibile.

 

Peptidi, ormoni glicoproteici ed analoghi (1E)

Gonadotropine Corioniche(HCG)

E' molto ben conosciuto che la somministrazione ad uomini di HCG ed altri composti con relativa attività comporta un incremento della produzione di steroidi androgenici, questo fenomeno è considerato equivalente alla somministrazione di Testosterone.

Corticotropina (ACTH)

La Corticotropina è stata utilizzata per innalzare il livello ematico di corácosteroidi endogeni, è da notare che provoca una sensazione di euforia tipica di quest'ultimi. La somministrazione di corticotropina è considerata essere equivalente alla somministrazione orale, intramuscolare, endovenosa di corticosteroidi.

Ormone della crescita (Somatotropo - h-GH)

L'ormone umano (GH) della crescita appartiene alla famiglia delle proteine sintetizzate dall'ormone pituitario somatotropo anteriore il cui polipeptide é costituito da un monomero è di 22.000 u.m.a. e costituito da 191 amminoacidi. L' ormone della crescita é usato a scopi terapeutici per ripristinare il deficit dello stesso nelle patologie pediatriche.

La ghiandola pituitaria umana contiene tra 5 e 10 mg di GH con una produzione giornaliera di 0.4 - 1.0 mg negli uomini e con valori leggermente più alti negli adolescenti e nelle donne. I valori sierici sono variabili nell'arco della giornata a causa di un rilascio intermittente e pulsatile con una media di 0. 5 - 3.0 ug/ml e sono influenzati da un certo numero di fattori. L' emivita del GH oscilla tra i 15 ed i 45 minuti. La secrezione di GH é controllata attraverso un ciclo di feed-back che coinvolge l'ormone rilasciante il GH (GHRH) e l'ormone inibente il rilascio della somatotropina (SRIH). Il rilascio dell'ormone della crescita può essere influenzato da molteplici fattori incluso il sonno, l'esercizio, lo stress,l' ipoglicemia, gli agonisti alfa adrenergici, i livelli di GH e gli agonisti dopaminergici. L 'ormone della crescita aumenta in risposta all' ipoglicemia ed all'esercizio ed il più elevato flusso di GH si ha approssimativamente 60-90 minuti dopo l'inizio del sonno. Con il successivo rilascio di GH, la ghiandola pituitaria comincia a non rispondere, per alcune ore, alle più lontane stimolazioni dando origine così ad un ciclo di feedback negativo. Questa risposta si verifica sia nel caso di rilascio endogeno che nel caso di somministrazione esogena di GH. Il risultato di una somministrazione esogena è la sottoregolazione del rilascio endogeno di GH. La primaria fruizione del GH è il promuovere la crescita attraverso la generazione di somatomedina, specificamente chiamata (IGF-1) fattore di crescita insulino dipendente. La IGF-1 promuove l'anabolismo facilitando la crescita dei muscoli, della cartilagine e delle ossa. L'aumento del deposito delle proteine (effetto anabolico) è dovuto all'aumento delle sintesi proteica cellulare, con conseguente riduzione del catabolismo proteico. Il GH mediatore della crescita è differente dal GH che viene prodotto come risultato di un lavoro. L'ormone della crescita ha un potente effetto sul metabolismo dei carboidrati e dei lipidi e come conseguenza provoca una riduzione del metabolismo del glucosio e delle proteine in quanto indirizza il metabolismo ossidativo verso l'uso degli acidi grassi. I risultati della somministrazione del GH si manifestano in una diminuzione dei depositi periferici di grasso, in un aumento dei depositi di lipidi a livello epatico ed in un aumento nel plasma degli acidi grassi liberi. I suoi effetti lipolitici ed anabolizzanti che consentono di diminuire il grasso ed aumentare la massa magra del corpo hanno indotto molti praticanti del "culturismo" ad abusare di questa sostanza.

Il dosaggio terapeutico nei soggetti deficitari di GH va dai 0.06 mg/Kg a 0.01 mg/Kg per tre volte alla settimana a seconda delle specifiche richieste mediche. Il GH è attualmente disponibile sotto forma di ormone umano della crescita ricombinante (r-GH) ed é correntemente utilizzato per impedire l'insorgenza della malattia di Creuzfeldt-Jacob. Attualmente sono disponibili due forme di r-GH di cui una contiene l'intera naturale sequenza e l'altra contiene un residuo metioninico addizionale. Alcuni atleti hanno riferito di aver assunto quantità sino a 20 volte superiori la dose terapeutica nella speranza di ottenere alcuni degli effetti degli anabolizzanti senza essere individuati mentre tra altri é frequente l'assunzione di propanololo, vasopressina, clonidina e levodopa allo scopo di stimolare la secrezione endogena di GH.

L'osservazione, in individui acromegalici, dell'aumento della dimensione dei muscoli senza un concomitante aumento della forza ha indotto ad intraprendere uno studio per valutare gli effetti derivanti dalla somministrazione dell'ormone in soggetti sottoposti ad esercizio fisico. I risultati ottenuti non forniscono una risposta univoca ed esauriente sia per le difficoltá oggettive relative all'allestimento di un protocollo riproducibile sia per l'impossibilità di protrarre questo tipo di ricerca per lungo tempo.

Gli effetti collaterali che sono associati a somministrazione di elevate quantità di GH sono rappresentati da acromegalia con associata miopatia, neuropatie periferiche, intolleranza al glucosio, aumenti plasmatici del colesterolo e dei trigliceridi, malattie arterio coronariche e cardiomiopatie. Negli atleti in prepubertá, eccessive quantità di GH provocano il gigantismo. Gli effetti muscoloscheletrici e cardiaci associati alla somministrazione di GH possono essere irreversibili, spesso anche dopo la sospensione dell'ormone.

GH umano, GH sintetico, fattori rilascianti il GH sono tutte sostanze proibite dal CIO. L'elevato costo di questa sostanza ne limita la diffusione. Non esistono test al momento (ma alcuni studiosi sono molto vicini) per valutare una pregressa somministrazione di r-GH.

Eritropoietina

L' eritropoietina (EPO) é una glicoproteina prodotta dal rene che funziona come regolatore della sintesi dei globuli rossi. Ha un peso molecolare di 36.000 u.m.a. ed é composta da 166 aminoacidi, ha una emivita valutabile in 6-9 ore. Approssimativamente il 90% dell' eritropoietina é sintetizzata dalle cellule della corticale renale mentre il restante è sintetizzato in siti extrarenali e principalmente nel fegato. L'eritropoietina ricombinante (r-EPO) è comparsa in Europa nel 1987 e negli Stati Uniti nel 1989. L'EPO ricombinante é quasi identica all'EPO naturale, sia dal punto di vista biochimico che immunologico in quanto sussistono solo piccole differenze. Il processo per produrre la r-EPO commerciale utilizza si basa sull'uso, come ricombinante, dell'acido desossiribonucleico (DNA) ottenuto dalle cellule ovariche di criceto cinese.

L'eritropoietina e l'r-EPO sono utilizzate specificamente per aumentare la resistenza degli atleti in condizioni anaerobiche in quanto producono effetti similari a quelli ottenuti con il doping per trasfusione. L'eritropoietina é il fattore più importante per la stimolazione, proliferazione e maturazione delle cellule staminali del midollo spinale che trasformandosi aumentano il rapporto di produzione dei globuli rossi. L'ipossia, con la conseguente diminuzione del flusso sanguigno renale, o bassi livelli dell'emoglobina circolante stimolano la produzione di EPO attraverso questi siti. Nel midollo spinale normale, le cellule staminali, si differenziano con una maturazione ritardata in colonie eritroidi formate da BFU-E (burst-forming-units), queste replicano e si differenziano prima in colonie eritroidi CFU-E (colony-forming-units) e successivamente in globuli rossi maturi. Questo processo normalmente dura 7 giorni, nei primi due giorni non appaiono nuovi globuli rossi ma questi dal quinto giorno in poi raggiungono il picco di produzione. Nei pazienti con blocco renale l' EPO viene somministrata in dosi pari a 150 U/Kg per tre volte alla settimana con, se necessario, una modifica della posologia a seconda della risposta. L'emivita dell'r-EPO somministrata per via endovenosa é approssimativamente di 5-11 ore, mentre per via sottocutanea è di ca. 25 ore e dipendente dal dosaggio, con un picco di concentrazione dopo 15 ore dalla somministrazione.

I benefici ergogenici dell' EPO derivano dal rapido rilascio da parte del midollo di reticolociti, dalla stimolazione della megacariocitopoiesi, dall'aumento dell'emoglobina derivante dai precursori delle serie rossa, dalla proliferazione di BFU-E e dalla differenziazione delle CFU-E. Il risultante aumento dei globuli rossi aumenta la capacita di trasporto di ossigeno conseguentemente aumentando la disponibilità dello stesso nei tessuti. L'aumentata disponibilità di ossigeno nei tessuti é dimostrata dall'aumento della produzione di adenosintrifosfato (ATP) e dal miglioramento delle prestazioni aerobiche.

Somministrazioni di EPO pari a 600 U/lKg. per via endovenosa due volte alla settimana producono un aumento del volume dei globuli rossi del 41%, dell'ematocrito di oltre il 10%, dei limiti di resistenza di oltre il 17%, dell massimo consumo di ossigeno dell' 8% e della pressione sistolica sanguigna dell' 8%.

I DANNI

Gli effetti avversi derivanti dall'EPO o dall'r-EPO sono dovuti all'incremento della produzione dei globuli rossi e sono dose dipendenti. L'ipertensione e l'iperviscosità (ematrocrito al di sopra del 50%) del sangue sono due potenziali effetti avversi. Gli atleti infatti sono particolarmente sensibili sia agli effetti dell'iperviscositá sia agli effetti biologici derivanti dall'aumento dei globuli rossi che si protraggono per tutta la vita degli stessi (sino a 120 giorni): effetti che possono essere esacerbati durante attività agonistica poiché la disidratazione conseguente aumenta l'iperviscositá. I sintomi dell' iperviscosità inducono mal di testa, vertigini, cambiamenti della visione, angina, claudicazione. Gli atleti possono inoltre andare incontro ad eventi di ipossia tromboembolica a causa dell'ispessimento del sangue. Parecchi ciclisti europei sono misteriosamente scomparsi (spesso mentre stavano dormendo) tra il 1987 ed il 1990, anni che coincidono con la comparsa sul mercato europeo dell'r-EPO. E' stato ipotizzato che a questi atleti sia stata somministrata l'EPO e che la stessa abbia prodotto uno sludging vascolare che, amplificato dalla disidratazione, ha causato una occlusione delle arterie coronariche.

Il doping del sangue, di qualunque tipo sia (incluso l'uso dell'EPO) é proibito, dal CIO, dalla NCAA e dall'USOC. Sfortunatamente la determinazione della sostanza é particolarmente difficile sia perché l'EPO ricombinante mostra pochissime differenze dall'EPO naturale sia per perché tale sostanza viene rapidamente rimossa dall'organismo; forse successivi progressi tecnologici consentiranno di poterla differenziare. Uno dei parametri indiretti che possono aiutare ad evidenziare questo tipo di doping é la determinazione dell'età dei globuli rossi, infatti, gli atleti che utilizzano l'EPO presentano una quantità di globuli rossi giovani più elevata che nei soggetti normali.

 

FARMACI SOGGETTI A RESTRIZIONE D'USO

Alcool etilico(3A)

Nella maggior parte degli sport l'alcool non viene considerata sostanza proibita ma comunque il CIO può richiedere la sua determinazione su sangue o sull'alito. In caso di positività all'atleta potrebbero essere somministrate sanzioni disciplinari.

Mariuana (3B)

La mariuana, come l'etanolo, nella maggior parte degli eventi sportivi non viene considerata come sostanza proibita. Comunque in caso di positività alla ricerca dei cannabinoidi il CIO può emettere sanzioni disciplinari. La sostanza chimica attiva è il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) che espleta la sua azione con meccanismi biochimici ancora non ben conosciuti. Tra gli effetti indesiderati si riscontrano reazioni di panico, psicosi acute, allucinazioni visive, sedazione e compromissione del tempo di reazione.

Anestetici locali (3C)

Gli anestetici locali iniettabili sono consentiti sotto le seguenti condizioni:

  1. Sono permessi la bupivacaina,la mepivacaina,la procaina etc.ma non é permessa la cocaina.
    Farmaci vasocostrittori { ad esempio l'adrenalina} possono essere associati agli anestetici locali.
  2. Sono consentite soltanto iniezioni locali od intrarticolari di questi farmaci e soltanto quando medicalmente necessario
  3. Quando giustificato dal punto di vista medico,i dettagli clinici {inclusa la diagnosi,la dose di anestetico ed il tipo di somministrazione} debbono essere immediatamente inviati per iscritto ai preposti dalle Federazioni

Corticosteroidi (3D)

I corticosteroidi naturali e sintetici (cortisone, prednisone) sono per lo più utilizzati come farmaci antinfiammatori per ridurre il dolore. Se somministrati in modo sistemico essi influenzano la naturale produzione di corticosteroidi nel corpo. I corticosteroidi possono produrre cambiamenti d'umore come euforia od altri tipi di effetti. Il loro uso medico, ad eccezione del trattamento topico, richiede il controllo medico. L'uso dei cortcosteroidi é proibito ad eccezione dell'uso topico (orecchio, occhi e pelle), per inalazione (asma, allergia e riniti) e per via intrarticolare che comunque deve essere segnalato per iscritto dal medico curante ai responsabili delle Federazioni interessate. L'uso per via rettale é altresì proibito.

 

Beta bloccanti (3E)

I beta bloccanti appartengono alla categoria dei farmaci antiaritmici ad azione simpaticolitica ed inseriti nella seconda classe. Dal punto di vista della ricerca farmacologica questi farmaci sono in continua evoluzione vista la necessità clinica di pervenire a sostanze che espletino una azione antagonista pura sui recettori beta. Infatti farmaci quali il practololo, l’acebutolo, l’alprenololo, l’oxoprenololo ed il pindololo espletano anche una lieve azione simpaticomimetica; quest’ultima attività comunque è di grande aiuto in quanto rappresenta una caratteristica protettiva in caso di sovradosaggio e di intossicazione. Il loro meccanismo d’azione consiste nella formazione di un legame altamente specifico con i recettori beta. L’azione farmacologica e tossica di questi farmaci deriva dal blocco funzionale delle strutture che sono regolate da tali recettori . La tossicità di queste sostanze è estremamente variabile e si può manifestare, in soggetti ipersensibili già alle normali dosi terapeutiche mentre, in soggetti normali, si possono somministrare dosi assai elevate senza la comparsa di segni collaterali. In definitiva la tossicità di questi farmaci è legata più alla condizione del paziente che alla dose somministrata; gli effetti collaterali più consistenti sono associasti a patologie quali l’insufficienza cardiaca, il blocco atrio ventricolare parziale, l’asma, il broncospasmo, l’ipotiroidismo e l’ipoglicemia grave. Altresì è molto pericolosa l’associazione con i composti digitalici e simpaticomimetici alfa o beta stimolanti.

Gli effetti più gravi legati alla somministrazione eccessiva di questi farmaci comprendono la depressione dell’attività cardiaca e la broncocostrizione. Nelle intossicazioni acute si possono riscontrare anche convulsioni e coma sebbene non si possa ritenere che tali eventi siano associati alla neurotossicità di questi farmaci che, in alcuni casi, sono in grado di penetrare rapidamente nel Sistema Nervoso Centrale. In particolare gli effetti tossici si espletano per lo più a livello cardiaco e producono una forte diminuzione della frequenza cardiaca, della forza contrattile, della portata generale (e coronarica) e del lavoro cardiaco; altresì si rileva inoltre una riduzione della velocità di conduzione sia nel sistema specifico che intramiocardico. Tali effetti vengono amplificati qualora il soggetto sia sottoposto a notevole stress muscolare. Ulteriori effetti riscontrabili a dosi tossiche sono il blocco del metabolismo dei grassi e degli acidi grassi non esterificati, della secrezione di insulina e di renina.

Il propanololo può essere considerato il capostipite di questo tipo di farmaci che, diversi per alcune caratteristiche di specificità e d’azione, producono in caso di intossicazione gli stessi effetti. Tale sostanza viene assorbita dal tratto digerente e presenta un picco plasmatico in circa due ore, l’emivita è relativamente breve (2 – 4 ore); la somministrazione di quantitativi pari a 2gr da origine a conseguenze estremamente gravi: la dose letale è considerata essere pari a 5 – 6 gr. La Commissione Medica del CIO ha recensito le indicazioni terapeutiche per l’uso dei farmaci beta bloccanti e fatto notare che esistono attualmente una serie numerosa di farmaci alternativi per il controllo dell’ipertensione, delle aritmie cardiache e dell’angina pectoris. Dato il continuo abuso di bata bloccanti la Commissione Medica si è riservata il controllo di questi in alcuni sport. Gli sport implicanti nella ricerca di questi farmaci sono dissimili da quelli che prevedano eventi di resistenza per i quali sono necessari periodi di elevata frequenza cardiaca nonché comportino la formazione di grandi quantità di metaboliti, infatti, in questi casi i beta bloccanti potrebbero seriamente ridurre le performance agonistiche. La lista degli sport in cui i beta bloccanti vengono ricercati include, negli sport invernali, il Biathlon, il Bob, il salto dal trampolino; tra gli sport estivi il tiro con l’arco, gli sport equestri, la ginnastica, il penthatlon moderno, il nuoto sincronizzato, la scherma, la vela, il tiro.

 

Sviluppi futuri

L'introduzione di verifiche al di fuori delle competizioni ha reso possibile un approccio più concreto del controllo del doping nella pratica sportiva malgrado tale prassi non sia a tutt'oggi praticata da tutte le Federazioni internazionali afferenti al CIO. Bisogna tener presente che molte delle sostanze proibite, in particolare gli anabolizzanti, vengono ingeriti qualche mese prima delle competizioni allo scopo di aumentare la forza e la massa muscolare. I controlli comunemente eseguiti nelle competizioni non riescono a rilevare questo tipo di doping in quanto la maggior parte di questi farmaci viene eliminata dal corpo molto tempo prima dei controlli. A riprova della diffusione di tale pratica è il fatto che ben il 43% dei test di controllo effettuati al di fuori delle competizioni ha dato esito positivo.

La determinazione dell'abuso di farmaci nello sport viene generalmente effettuata attraverso l'identificazione nelle urine del farmaco tal quale, dei suoi metaboliti o di ambedue. Questo approccio in futuro può essere integrato da altri metodi basati su differenti strategie analitiche e differenti materiali biologici. Le differenti possibilità sono basate sull'analisi di markers indiretti e sulle indagini effettuate su campioni biologici differenti dall'urina come il sangue. La prima alternativa é l'analisi dell'urina per evidenziare indiretti, ma specifici, markers. Un approccio relativamente semplice per determinare un precedente abuso di steroidi anabolizzanti é lo studio del profilo degli steroidi endogeni nelle urine. L'approccio è basato su una alterazione causata da un estensivo abuso di steroidi dell' asse ipotalamo-pituitario-testicolare {o adrenocorticale o una combinazione di questi). Notevoli dati relativi a profili normali e patologici sono già stati accumulati e potrebbero essere utilizzati come valori di riferimento. Gli analiti più adatti ad essere utilizzati per la definizione dei profili individuali sono il testosterone, l'epitestosterone, l'androsterone e l'etiocolanone. L'approccio comunque è abbastanza complesso poiché durante l'abuso di steroidi anabolizzanti diversi non si ottiene un unico profilo steroideo. La seconda alternativa è l'analisi degli agenti sospetti in un differente liquido biologico. Il sangue sembra la scelta migliore ma offre parecchi vantaggi e svantaggi. Il sangue infatti è stato utilizzato per evidenziare le trasfusioni allogeniche dalla Federazione Internazionale di Sci per parecchi anni. L'evidenziazione é basata sulla identificazione di antigeni non compatibili in relazione ai gruppi specifici di ogni singolo individuo. Questo tipo di analisi é stato effettuato per la prima volta nei Giochi Olimpici di Lillehammer nel 1994.

La determinazione del testosterone attraverso il rapporto testosterone/epitestosterone nelle urine é ancora una delle aree più problematiche nel controllo antidoping. Il rapporto T/E infatti è differente in posti differenti. Negli Asiatici per esempio, il rapporto é più basso che nei bianchi e aumenta molto meno con la somministrazione di testosterone. Talvolta sarebbe preferibile, per dirimere i casi dubbi, la determinazione delle sostanze somministrate (propionato, enantato, ed altri esteri del testosterone) in quanto rimangono nel sangue per lunghi periodi dopo la somministrazione. Questo approccio però è difficile, in quanto soltanto quantità in tracce di esteri non idrolizzati sono presenti nel sangue. Con metodi di derivatizzazione sensibili ed accurate estrazioni dei campioni, potrebbe essere possibile un serio approccio.

L' analisi del sangue per la determinazione degli ormoni peptidici è un' altra area di elevato interesse. Un promettente campo é la determinazione dell'eritropoietina ricombinante attraverso la misura delle lievi differenze di mobilitá elettroforetica comparando le isoforme multiple e l'EPO di origine naturale. I risultati preliminari indicano che il principio del metodo è utile benché ulteriori valutazioni sono necessarie prima di usarlo routinariamente.

La terza alternativa è la ricerca di markers indiretti dei farmaci in fluidi biologici o tessuti diversi dalle urine. Per la determinazione dell' abuso di steroidi anabolizzanti attraverso l' analisi del sangue, sono stati proposti numerosi markers. Tra questi, la determinazione della concentrazione dell' ormone luteinizzante (LH), del testosterone, del 17-idrossi-progesterone ed i rapporto tra questi appare il più promettente.

La possibilità di altri materiali, come saliva e capelli, sono interessanti e debbono essere usati. Alcune delle loro proprietà, come l'acquisizione non invasiva di campioni (saliva), o il lungo periodo di permanenza delle sostanze (capelli) possono essere di grande aiuto.

E' nostra opinione comunque che l'approccio alla soluzione del problema debba essere effettuato in modo indipendente. Infatti il problema della rilevazione farmacologica non può essere scisso dal problema riguardante gli aspetti patologici e/o le modificazioni plasmatiche indotte dall'abuso di queste sostanze.

L'ipotesi tecnica per una soluzione integrale del problema deve prevedere un laboratorio integrato ove vengano effettuate contemporaneamente sia le ricerche farmacologiche che gli accertamenti clinici plasmatici atti ad assicurare che le condizioni organiche dell'atleta rientrino nella norma o che comunque non abbiano subito variazioni significative rispetto ai livelli basali soggettivi. E' proprio questo il punto focale della lotta al doping: lo stretto monitoraggio dei parametri clinici dell'atleta. Tale monitoraggio deve essere frequente ed effettuato sia in tempi di attività agonistica che nei tempi di riposo o di allenamento.

Ma per ottenere un successo i parametri chimico-clinici da determinare debbono essere ben individuati e tali da poter essere considerati nel loro insieme come markers specifichi di doping, anche se esiste sempre la possibilità che l'alterazione degli stessi non sia prova documentata dell'assunzione dei farmaci vietati. Un intervento precoce potrebbe portare ad una sospensione cautelativa dell'atleta per motivi di salute e limitare i danni allo stesso nonché, tale soluzione, sarebbe un ott.imo deterrente all'eventuale prosecuzione nell'illecito sportivo.

In conclusione, il controllo del doping, comincia ad essere una ipotesi realizzabile che aiuta a determinare l' abuso di droga nello sport attraverso l' applicazione dello stato dell' arte scientifica.

La conoscenza degli aspetti biochimici e fisio-patologici collegati all'uso delle sostanze, integrata dalla buona pratica di laboratorio e dall'etica medica, qualora applicata ad un programma razionale di monitoraggio bioclinico potrebbe rappresentare un potente mezzo a tutela della salute degli atleti oggi altamente a rischio data la vastità che ha ormai raggiunto il fenomeno doping.

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