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la maratona e la prima olimpiade

 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

Anche  se  con  il  termine  maratona  si indica  talvolta  un  qualsiasi  evento atletico che richieda grande resistenza,  il termine fa  riferimento  preciso  a  una  gara  di corsa dell'atletica leggera che si disputa sulla distanza di 42,195 km.  Il nome trae origine da un episodio  citato  da  Erodoto (libro IV, 105), storico greco famoso per aver descritto paesi e persone da lui conosciute in numerosi viaggi.  In  particolare  ha  scritto a riguardo  dell'invasione  persiana  n  Grecia.  Fidippide (o Filippide), un  soldato  greco, corse dalla città di Maratona ad Atene,  per annunciare  che i persiani erano stati sconfitti nella battaglia di Maratona, morendo poco dopo stremato dalla fatica ( 490 a.C. ).

La Battaglia di Maratona (settembre 490 a.C.)fu il momento culminante del primo tentativo del re Dario I di Persia  volto  alla  conquista  della  Grecia.  L'unione  della  Grecia  all'impero persiano avrebbe reso sicura la porzione più debole del confine occidentale.                                                                                L'esercito  di  Dario, ora  guidato  da  Artaferne,  figlio  di  un  satrapo  di  Sardis  e  da  Dati  un ammiraglio proveniente dalla  regione  asiatica  chiamata  Media  (Mardonio era stato ferito nell'attacco precedente)  ai  primi di settembre del 490 a.C. fu fatto sbarcare nella  Baia di Maratona  per minacciare un attacco terrestre verso Atene.  Questo esercito probabilmente era composto al massimo da 25.000 fanti e da 1.000 cavalieri.

la battaglia

Per evitare gli arceri, che formavano il grosso dell'esercito persiano, il piano dei greci consisteva nell'avanzare in formazione fino al limite della gittata degli arceri nemici, circa a 200 metri di distanza, quindi avanzare di corsa per serrare i ranghi velocemente e portare la fanteria pesante a distanza d'attacco. Questa tattica avrebbe condotto i greci ad un attacco disordinato, ma questo era preferibile rispetto alla pioggia di frecce degli arcieri. Il centro dell'esercito greco fu ridotto a quattro linee rispetto alle solite otto per rendere la linea più lunga e ridurre la sovrapposizione con le linee persiane. Le ali invece furono mantenute ad otto linee.

La fanteria pesante greca, gli opliti, era molto più pesantemente corazzata rispetto alle truppe persiane e la loro picca dava un raggio d'attacco maggiore rispetto alla corta lancia e alla spada dei soldati persiani. D'altra parte i persiani avevano il vantaggio dell'arco che quasi tutti loro portavano (vantaggio reso nullo dall'armatura pesante dei greci) e del numero.

Mentre il centro greco avanzava sotto una violenta pioggia di frecce le ali avanzando si mossero più avanti superandolo. Quando i centri degli schieramenti arrivarono a contatto i persiani si aprirono una breccia e spinsero indietro i greci. Ma mentre al centro i greci si ritiravano inseguiti dall'esercito persiano, le ali greche si mossero verso l'interno riducendo la linea di battaglia. Il risultato fu una manovra a tenaglia e la battaglia finì quando l'intero esercito persiano ruppe le linee e scappò verso le navi e furono inseguiti dai greci.

La leggenda narra che Milziade, capo degli eserciti di Atene, dopo la vittoria degli ateniesi sui persiani nella battaglia di Maratona (490 a.C.), incaricò Fidippide di recare la buona notizia ad Atene.

I testi che descrivono questo evento riportano una data che interpretata secondo il calendario ateniese risulta essere il 12 settembre del 490 a.C. Questa data ha da sempre lasciato tutti gli esperti del settore molto scettici sulla morte del maratoneta. Però da recenti studi sembra che negli scritti si usò una data del calendario di Sparta che farebbe corrispondere l'evento al 12 agosto del 490 a.C.

I racconti storici indicano che Sparta poté inviare aiuti ad Atene solo dopo la fine di una festa religiosa che coincideva con la luna piena, questo fatto porta ad avere la vittoria sui persiani il 12 di agosto e non di settembre del 490 a.C. L'errore di datazione è dovuto al tedesco August Böckh che nel diciannovesimo secolo usò il calendario ateniese per determinare la data dell'evento.

Questa nuova versione farebbe risultare l'evento molto più credibile, poiché in tale mese è possibile raggiungere temperature anche di 40° e quindi potrebbe essere stato il caldo soffocante ad uccidere l'atleta e non un malessere dovuto allo sforzo (evento poco probabile per tale attività).                     

La gara olimpica sulla distanza dei 40 Km (portati a 42 nel 1908) prende il nome di maratona proprio da questo evento.

Distanza

Anno

Distanza (km)

1896

40

1900

40,26

1904

40

1906

41,86

1908

42,195

1912

40,2

1920

42,75

Dal 1924

42,195

La distanza della maratona non venne subito standardizzata, poiché l'importante era che tutti gli atleti corressero sullo stesso percorso. La lunghezza della maratona olimpica variava a seconda per percorso stabilito per ogni edizione dei Giochi Olimpici. Nei primi anni la distanza della maratona era di circa 40 km, cioè la distanza tra Maratona ed Atene.

La maratona olimpica del 1908, svolta a Londra, era prevista originariamente per partire dal Castello di Windsor e finire allo Stadio Olimpico, ma gli organizzatori aggiunsero 385 yarde, in modo da porre la linea di arrivo davanti al palco reale. La distanza divenne così di 42,195 km. Una fonte riporta 6 variazioni della distanza, comprese 2 successive a quella del 1908.

La distanza fissa di 42,195 km venne adottata nel 1921 dalla Federazione mondiale di atletica come distanza ufficiale della maratona.

Storia

L'idea di organizzare la gara venne a Michel Bréal, che voleva inserire l'evento nel programma della prima Olimpiade moderna, svoltasi ad Atene nel 1896. Questa idea venne fortemente appoggiata da Pierre de Coubertin, il fondatore dei moderni Giochi Olimpici, così come dai greci. Questi ultimi organizzarono una gara di selezione per la maratona olimpica, che venne vinta da Charilaos Vasilakos con il tempo di 3 ore e 18 minuti.

Spiridon Louis giunse quinto in questa gara, ma vinse quella olimpica con il tempo di 2 ore, 58 minuti e 50 secondi, comprensivi di una pausa per bere un bicchiere di vino in un'osteria lungo il tragitto.

Record del mondo e Miglior prestazione mondiale

I record del mondo nella maratona sono riconosciuti ufficialmente dalla IAAF solo dal 1° gennaio 2004; in precedenza si parlava invece di "miglior prestazione mondiale".
Affinché un record possa essere omologato il tracciato deve rispettare gli standard stabiliti dalla stessa IAAF. Ad ogni modo, i tracciati della maratona possono variare molto come dislivello, percorso e superficie, rendendo impossibile una comparazione diretta.
Normalmente i tempi migliori vengono ottenuti su tracciati relativamente pianeggianti, posti vicino al livello del mare, con buone condizioni climatiche e con l'aiuto di atleti che impostano subito il ritmo della gara.

Il record del mondo della maratona maschile è di 2 ore 4 minuti e 26 secondi, stabilito nella Maratona di Berlino da Haile Gebrselassie , il 30 settembre 2007 , un tempo inferiore di oltre 21 minuti rispetto al 1947.
Il record del mondo femminile appartiene a Paula Radcliffe, che lo stabilito nella Maratona di Londra il 13 aprile 2003, col tempo di 2 ore 15 minuti e 25 secondi.

Tradizione Olimpica

Fin dalla fondazione dei moderni Giochi Olimpici, è diventata tradizione che la maratona maschile sia l'ultimo evento del programma di atletica leggera, con l'arrivo posto all'interno dello stadio olimpico. Spesso viene disputata a poche ore dalla cerimonia di chiusura.

Questa tradizione è stata sostituita da una molto più antica in occasione delle Olimpiadi del 2004, quando il percorso da Maratona ad Atene terminò allo Stadio Panathinaiko, dove si svolsero le Olimpiadi del 1896.

La prima Olimpiade, e alcune delle successive, si svolse secondo dettami assolutamente diversi da quelli esistenti al giorno d'oggi. Innanzitutto erano ammessi solo i dilettanti, per cui parteciparono soprattutto studenti, marinai, impiegati e persone che praticavano lo sport come hobby. Per questo motivo alcune figure restano nella leggenda e di loro non si ha traccia nelle successive Olimpiadi.

L'appartenenza alle varie nazionalità era molto ambigua in quanto gli atleti si presentavano sotto l'effigie del proprio club sportivo o della propria università. A complicare il riconoscimento della bandiera nazionale sotto cui gareggiavano gli atleti si aggiunge poi la grande differenza tra il confine degli stati (o per meglio dire degli imperi) del XIX secolo e la suddivisione politica attuale. Soprattutto per alcuni atleti greci esiste molta ambiguità nell'identificazione della loro nazionalità in quanto alcuni erano sicuramente di etnia greca ma provenivano da zone del Mediteranneo orientale politicamente non greche come Smirne, che era parte dell'Impero Ottomano, Cipro e l'Egitto, che erano protettorati britannici. Da ciò si comprende che la ricostruzione non sia sempre facile.

La premiazione era totalmente differente da quella attuale: infatti solo il primo e il secondo atleta venivano premiati e annotati nelle cronache dell'epoca.

Da tutto ciò si comprende come il medagliere e la storia delle prime Olimpiadi siano ancora tutti da scrivere e spesso possano variare in occasione del ritrovamento di qualche diario o addirittura per effetto di qualche testimonianza orale. Soprattutto l'attribuzione delle medaglie di bronzo è molto dubbia in quanto la documentazione non riporta sempre l'ordine di arrivo, ma spesso gli atleti piazzati dopo il secondo posto sono disposti tutti al terzo posto a pari merito.

L'organizzazione

Gli atleti iscritti all'edizione inaugurale delle Olimpiadi furono 249, di cui ben 168 greci ed altri 81 atleti in rappresentanza di 13 paesi, secondo la suddivisione politica dell'epoca (ma 17 secondo quella attuale), che gareggiarono in 43 competizioni suddivise in nove discipline sportive: atletica leggera, ciclismo, ginnastica, lotta, nuoto, scherma, sollevamento pesi, tennis e tiro. In realtà erano state programmate anche gare di canottaggio e vela ma non vennero svolte a causa del cattivo tempo. Per quanto ben organizzate e sorrette da una buona campagna di stampa, le rappresentative degli stati stranieri erano ben lungi dall'essere una selezione dei migliori atleti di ogni paese, in quanto vigeva il principio decoubertiano del dilettantismo. La maggior parte degli atleti pagò di tasca propria il viaggio ed in alcuni casi parteciparono alle gare anche dei turisti che in quel momento stavano visitando la Grecia e che si iscrissero ai giochi spinti dall'entusiasmo.

partecipazione degli atleti

Di seguito la partecipazione delle nazioni per numero di atleti:

Non essendoci la suddivisione per nazionalità, gli atleti spesso rappresentavano le proprie associazioni sportive. Per gli USA, ad esempio, partecipò la Boston Athletic Association e per la Gran Bretagna la British Athletic Association.

partecipazione femminile

Le donne non potevano partecipare alla prima Olimpiade in quanto de Coubertin voleva rispettare la tradizione classica, tuttavia ci fu una competitrice non ufficiale alla maratona, una donna greca di umili origini conosciuta come Melpomene. Il nome reale era Stamati Revithi. Non le fu consentito di correre nella gara maschile, ma corse da sola il giorno successivo, tuttavia il giro finale fu completato all'esterno dello stadio in quanto le fu rifiutato di entrare all'interno. Nonostante questo gesto, non viene ricordata nei medaglieri ufficiali (Olympic Women).

Le nazioni partecipanti

Le I Olimpiadi di Atene si svolsero in un periodo storico importante, alla fine del XIX secolo. Siamo ancora nell'epoca dell'Imperialismo e le nazioni attuali o non esistevano oppure erano unificate sotto stati sovranazionali.

Tutte le cronache e gli studi storici sulle Olimpiadi seguono criteri diversi nell'identificare le nazioni di appartenenza degli atleti. Principalmente i criteri seguiti sono due:

bullet

suddividere gli atleti secondo i confini nazionali attuali;

bullet

mantenere la suddivisione politica dell'epoca.

Ad ogni modo si effettuano spesso degli errori in quanto gli atleti australiani, ad esempio, vengono quasi sempre considerati separati anche nel caso di una suddivisione del secondo tipo, mentre, se si volesse rispettare la suddivisione politica del tempo, sarebbero atleti britannici, allo stesso modo gli atleti ciprioti.

Qui, per evitare dubbi sull'identificazione della nazionalità, si è seguita fedelmente la suddivisione politica attuale, per cui si sono considerati separatamente gli atleti irlandesi ed australiani da quelli britannici e quelli slovacchi da quelli cechi, per esempio.

L'Italia era presente alla I Olimpiade?

È chiaramente documentata, al tempo della prima Olimpiade, la presenza tra i membri del CIO del conte Lucchesi Palli e del duca Carafa D'Andria, ma l'unico criterio che conta è la partecipazione di atleti.
Sono quindi altre le ragioni per cui l'Italia è qui considerata tra i partecipanti.
Sicuramente si presentò ad Atene il maratoneta Carlo Airoldi, di Origgio presso Saronno. È noto il fatto che si era recato ad Atene a piedi, impiegando 28 giorni, ma la sua iscrizione non venne accettata perché ritenuto dalla giuria un atleta "professionista" in quanto aveva ricevuto due lire come premio ad una competizione dell'anno precedente.
Tuttavia la prova più importante è il ritrovamento recente di un presunto italiano che sarebbe comunque riuscito a partecipare. Più fonti citano infatti un tal Rivabella (di cui non si conosce il nome di battesimo) tra i partecipanti alle gare di tiro a segno, in particolare a quella di carabina libera da 200 metri, tuttavia non si è riusciti ancora a ricostruire la sua vicenda e a dar conto con maggior precisione della sua figura. Negli almanacchi sportivi del tempo, infatti, non si trova altro riferimento ad un Rivabella se non come schermidore. Tuttavia molti pensano che non sia la stessa persona in quanto sembra strano che questi abbia partecipato al tiro come gara olimpica e non a quella di scherma.

Altri Italiani erano iscritti ai Giochi ma non riuscirono a partecipare, tra cui gli schermidori Vincenzo Baroni di Cantù e Giuseppe Caruso, appartenente ad un club viennese, il tiratore Roberto Minervini di Napoli, il ciclista Angelo Porciatti del "Veloce Club" di Grosseto. La lista è ricavabile da La Nazione del 10 aprile 1896.

I vincitori

Anche se i vincitori furono successivamente inseriti nei medaglieri ufficiali olimpici, nel 1896 non vennero distribuite medaglie d'oro e solo i primi due classificati ricevettero un premio: una medaglia d'argento e una corona d'ulivo per il vincitore, una medaglia di bronzo e una corona d'alloro per il secondo. Il primo campione della storia delle Olimpiadi moderne fu James Connolly per gli Stati Uniti, che vinse il salto triplo. Il francese Paul Masson vinse tre delle sei gare ciclistiche in programma e l'ungherese Alfred Hajos due delle quattro gare di nuoto. Gli atleti americani dominarono le gare di atletica vincendo nove gare su dodici. Tra le gare d'atletica venne inserita per la prima volta ufficialmente la maratona, che venne vinta dallo sconosciuto pastore greco Spiridon Louis, che divenne in Grecia un vero e proprio eroe nazionale.

La conclusione

Le Olimpiadi si conclusero il 15 aprile. Anche se le gare, nel complesso, non furono di alto profilo tecnico le Olimpiadi del 1896 vengono ricordate come un successo organizzativo, soprattutto per merito dell'entusiasmo espresso dagli spettatori greci. Al ricevimento di chiusura re Giorgio I di Grecia suggerì che le Olimpiadi si svolgessero sempre ad Atene ma Pierre de Coubertin ed il CIO rimasero sull'idea originale di assegnare i giochi ad una città sempre diversa. I Giochi dell'edizione del 1900 si sarebbero svolti a Parigi, mentre quelli del 1904 erano già assegnati agli Stati Uniti.