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LA MIA TOR DES GEANTS

                                                              Classifiche Tor des geants                      FOTO
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                     DI  ADRIANO

Non è facile scrivere due righe su un gara che ti ha fatto assaporare mille emozioni, che già l’anno scorso mi aveva svuotato di ogni mia certezza fisica e morale. Il ritiro forzato a soli 110 km dall ‘arrivo per delle “stupide” vesciche avevano seminato in me un senso di rivincita che già a gennaio mi riportava ad iscrivermi per l’edizione 2011 ed impostare la preparazione solo per essere un FINISHER alla Tor Des Geants 2011. Inizio cosi gli acquisti giusti, scarpe, calze, creme, spray e tutto quello che mi consigliano per prevenire il problema vesciche e lo metto in pratica. Arriva dopo un attesa di nove mesi il giorno della partenza, ho lasciato la famiglia dicendo: se salto anche quest’anno non torno, rimango su finchè non la finisco. Voi runners lo sapete cosa intendo, quella incoscienza che ogni tanto ci prende e ci fa essere irrazionali…!!! Non ho chiesto o forzato nessuno ad essere con me in questa avventura perché sapevo gia’ come e cosa fare e cosi avrei potuto fare IL MIO RITMO GARA, partire, mangiare, dormire ecc senza dover trovare accordi o compromessi con nessuno. Cosi la mia gara è stata anche molto in solitaria, avvolto nei miei pensieri ma in compagnia di paesaggi mozzafiato. Non descrivo le varie tappe che sono tutte dure, lunghe ma spettacolari, o i vari passaggi crono, racconto un particolare, la prima sera dopo aver preso un temporale in quota con fulmini e saette ed aver recuperato un concorrente che scivolando era finito fuori dal sentiero ( trauma facciale e rottura del mignolo dx) riesco ad arrivare alla prima base vita con un solo desiderio: cambiare gli indumenti fradici con un cambio asciutto e pulito e prepararmi per la seconda tappa. Qui l’unica nota stonata di tutta la gara: mi ritrovo la sacca COMPLETAMENTE INZUPPATA d’acqua, niente si può utilizzare. Panico ed isterismo s‘impossessano di me e qualcuno si ricorderà di quell’ ometto che buttava mutande e calzini sulla faccia degli organizzatori dando in escandescenze e urlando:… mettile tu queste cose bagnate. Non è stato un momento di orgoglio questo mio sfogo incontrollato, ma già mi ero visto obbligato al ritiro dalla gara visto che con il freddo che avevo non potevo cambiare i vestiti. La conseguenza piu’ ovvi sarebbe stata febbre e raffreddore!!!!Chiamo casa e la mia cara micia si offre di partire subito da casa e portarmi altra roba di cambio cosi da poter ripartire …..ero isterico avrei voluto prender tutti a sberle. Ma ormai il tarlo della pazzia da risultato mi aveva infettato. Alla fine mi rivesto con i panni bagnati e riparto, mi prendo altre tre ore di pioggia e con l’arrivo del sole comincio ad appendere sullo zaino alcuni indumenti per un cambio e cosi raggiungo la seconda base vita a Cogne. Qui torno ad esporre la mia disgrazia agli organizzatori. Una signora, santa donna, di nome Vally ha pietà di me, si porta la sacca a casa e ci accordiamo che il giorno dopo troverò tutto asciutto alla base 3, a Donnas e cosi sarà e devo molto a lei se sono riuscito a proseguire la corsa. Nel frattempo il meteo si era sistemato e per tutta la gara avro’ tempo bello e soleggiato, personalmente credo che un paio di temporali avrebbero decimato i concorrenti, le condizioni climatiche sono importantissime per portare a termine una gara cosi lunga, su sentieri in quota per cosi tante ore. Dicevo prima che essendo “SOLO“ avrei potuto imporre il mio ritmo gara, studiato a tavolino sull’esperienza dell’anno prima; mi ero imposto di fare anche 15 ore di cammino, 1.5 di sonno, 9 cammino, 3 sonno, 15 cammino e cosi via, non rimanendo legato alle basi vita ma alle condizioni e sensazioni fisiche. Diventa un ritmo forzato ma che dà risultato, i km si sommano e si allontana la paura di essere fermati per via dei cancelli, avendo sempre un buon margine di vantaggio. Un passo avanti ad un altro, un pensiero sopra un altro intanto arrivo attorno ai 200 km percorsi e si abbatte su di me lo sconforto piu’ totale ….. ricompaiono le vesciche !!!! volevo piangere, non a me, non ancora ……………… non accetto questa situazione e comincia la pazzia, inizio a parlare con i miei piedi, li chiamo con il nome dei miei figli e cerco di convincerli ad aiutare papà, dai Elia dai Dario datemi una mano ad arrivare a Courmayeur nella speranza che OBBEDISCANO***. Chiamo a casa e capiscono che qualcosa non va….: “Adry mi fai paura sembri matto” e forse un po’ lo ero, allora decido di fare di testa mia. Visto che ai punti medici non lo fanno assolutamente, mi foro le vesciche, taglio via la pelle sopra, disinfetto con il betadine, cerotti compeed e ….ora potete marcire piedi di merda… Avevo tenuto questa soluzione come ultimo tentativo ma visto il risultato dell’anno scorso, che solo fasciandole si erano comunque aperte e infettate, era venuto il momento. Mi ero anche portato appresso i sandali da “riposo” quelli con lacci regolabili così da poterli allentare dove avevo piu’ dolore e viceversa. Sandali da euro 9,50 al cisalfa”!!! Li ho messi, ho iniziato a fare qualche km ed ho visto che non avevo fastidio ai piedi. Funzionava, alla fine ne ho fatti 150 di km con i sandali. Ritrovando il morale ritrovo anche la grinta e la consapevolezza che posso farcela, allora prendo animo e torno a godermi la gara e …a daga det fufi. L‘unico dubbio ora è il rischio squalifica non essendo scarpa da regolamento. Ma ai controlli, quando chiedevo info, nessuno mi sapeva dare conferme se ero da squalifica o no, cosi ho continuato fino alla fine, anche perché mi era impossibile tenere le scarpe per piu’ di cento metri. Il risultato, per chi non lo sapesse, è che ho concluso la gara alle ore 14:37 di venerdì dopo 124 ore e 37 minuti di nomadismo su e giu’ per tutta, e dico tutta, la Valle d’Aosta, sull' alta via n°1 e n°2. Motivo della mia scelta per questa corsa? Senza dubbio la location, sono sempre stato innamorato di questa regione, per le sue vette, i suoi castelli, le sue tradizioni ed ho scoperto negli anni e ancor di piu’ in queste occasioni di corsa, la bellezza dei valligiani, gente che sembra che non ti veda ed invece aspettano solo un cenno per esserti utile: GRANDI!!!  LA TDG credo sia la sorella maggiore dell’ UTMB e chi l’ha vissuta sa cosa intendo dire. E’ una gara dura 330km, 24000 il dislivello, anche se i patiti delle misure dicono che sono molti di piu’, ma questo non importa, la gara è li e se la vuoi fare devi solo partire. Testa, gambe e una buona base di preparazione aiutano a portare a termine questa avventura, che ti porta a contatto con gli angoli di paradiso che la vallée ti offre. Paesaggi da cartolina ti scorrono davanti agli occhi da qualsiasi parte ti giri. E’una occasione per conoscere gente nuova ma soprattutto è un viaggio alla scoperta di chi sei, è una prova di forza fra te e la natura, fra te e i tuoi limiti e le tue paure . E’ una gara, ma mentre la vivi e la porti alla fine, ti accorgi che nessuno potrà capire, assaporare e sentire quel big beng che esplode e lascerà dentro di te emozioni uniche ed un ricordo che hai fatto qualcosa di GRANDE, che non pensavi mai ne saresti stato capace. Voglio ringraziare la mia famiglia che mi ha supportato nella preparazione e durante la corsa e tutti quelli che moralmente, sapevo, mi sostenevano da casa. GRAZIE.                       ADRIANO