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IL RAMMARICO DEL CREMA

Dopo l’inaspettata e confortante prova nei 10000 della Capra – chiusi in un brillante 38.04- mi era balenata l’idea di ricaricare la baionetta e lanciare l’ultimo assalto della stagione ad una mezza, per “pugnalare” lo sbarramento dell’1.23. L’unica data disponibile nel mio calendario è il 01/05 e l’unica mezza in calendario si corre a Rodengo Saiano. Cerco qualche informazione sul percorso, ma nessuno sa nulla. In questi casi non resta che affidarsi al “colto” del gruppo Fò di pe: il Soldatino. Purtroppo nemmeno lui conosceva questa mezza, di Rodengo Saiano ricordava solo di aver letto il bellissimo libro “Gomorra”. Dopo un lungo navigare in internet ottengo finalmente l’informazione voluta: percorso collinare !!! Ciao Rodengo, mi accontenterò di leggere il libro…. Che la stagione della “velocità” abbia inizio! Due le opzioni: la prima del Fosso a Semonte 04/05 o, in alternativa, 10000 Città di Bergamo, organizzata dai Runners BG il 05/05. Visto che un obiettivo primario del 2012 è “sgretolare” il muro dei 38 minuti, opto per la 10km. Nelle due settimane che separano il 10000 della Capra a questo appuntamento, alterno un paio di lavoretti a due uscite di lento rigenerante, stop. Primo lavoretto 12x400 in compagnia di Soldatino e Romeo. Quel senso di benessere che suscita Romeo mentre arranca in evidente difficoltà, si dissolve nell’osservare l’erudito Soldatino restare nelle scia nei primi 300m e poi uscire leggiadro e distaccarmi sempre di una decina di metri a fine ripetuta. Una condotta del genere avrebbe fatto imbufalire anche Madre Teresa di Calcutta. Secondo ed ultimo lavoretto, martedì primo maggio. Punto ancora sulle ripetute veloci e, visto che il mio coach non risponde nemmeno più al telefono, le svolgo in assoluta solitudine. Approfitto per accorciare la distanza a 300m, ed il minuto di recupero lo cammino anziché correrlo. Giusto così, è il primo maggio! Questa “prima” dei 10000, è anche l’occasione per ritrovare vecchi amici e salutare nuovi compagni di squadra. Il primo che incontro è l’ex apostolo Fò di pe Gian Moretti, noto anche come GianGiuda. ”Purtroppo”, è ancora fermo al palo a causa dell’infortunio rimediato tanto tempo fa, durante la campestre nell’Orto degli Ulivi. Adorabili invece, la compagna e la suocera, sempre “fedeli” al loro scrittore preferito. È poi la volta di vedere all’opera con la casacca Fò di pe le due nuove iscritte, Sara e Letizia. E’ un velo di tristezza quello avvolge una malinconica Sara, orfana dello sfidante Virus. Radioso e solare invece il sorriso di Letizia nello scoprire la cordialità del Crema. Per finire, ingresso in pompa magna per l’ultimo nato nella scuderia Fò di pe, Isaia. È all’esordio assoluto in una manifestazione podistica. La pungente domanda che mi rivolge prima della partenza, lo proietta con pieno diritto nella top ten di tutti i tempi. “Crema, ma questo aggeggio di plastica inserito nel pettorale, è un cardiofrequenzimetro?” Pochi i dubbi sul suo futuro soprannome di battaglia all’interno del gruppo: Chip! Ma veniamo alla corsa! Oltre 500 iscritti, partenza da via Verdi, arrivo sul suggestivo Sentierone. Circuito che si snoda tra le vie principali del centro città, da ripetersi tre volte. La leggera pendenza che va, da via 20 settembre all’incrocio di via Verdi con via Pignolo è compensata dal lungo tratto scorrevole dove riesce facile incrementare il ritmo. Alcuni tratti stretti e bui in zona Torre del Galgario rendono un po’ difficoltoso il sorpasso durante il primo giro. Credo di aver lasciato circa un paio di secondi… Ottima l’organizzazione e buona presenza di pubblico lungo il percorso ed all’arrivo, nonostante un meteo non certo favorevole. Obiettivo della serata: 37.59, senza appello! Si parte! L’intenzione è stabilizzarmi tra il 3.45-3.50 per i primi due giri e poi, dare fuoco alle polveri. Al termine del primo giro pizzico e supero la fortissima Silvia Moreni, ma passo al 5km in leggero ritardo, 19.03. Nonostante la fatica cominci a farsi sentire, mi sembra di tenere abbastanza bene e sono fiducioso in un finale in crescendo. Al termine del secondo raggiungo e supero un'altra fortissima atleta, che al Fosso mi fa sempre tanto, tanto soffrire ed una sola volta sono riuscito a battere, Elisabetta Manenti. Pago più del dovuto lo sforzo nell’ affrontare l’ultimo strappetto e intorno all’ottavo vengo riacciuffato dall’indomita Elisabetta e tra la mia enorme sorpresa dal Fò di pe Ale. Ale vantava sui 10km un personale di 39.50. La minaccia, che sarei ricorso all’antidoping se mi avesse preceduto al traguardo gli procura una leggera e tempestiva contrattura al 9 km che lo costringe ad un rallentamento. Nel frattempo decido di non guardare più il crono perché nell’ultimo chilometro darò comunque tutto. Ormai sono alla canna del gas ma non voglio perdere terreno. All’inizio di via Venti con una zampata da giovane tigrotto riesco ad allungare sulla Manenti. A 200 metri dall’arrivo cerco di staccare l’atleta al mio fianco, ma questo non ne vuol sapere e strappa a sua volta. Aspetto gli ultimi 100m per dar sfogo al mio pezzo forte: lo sprint finale. Non ho ancora capito, come e dove, riesco a trovare l’energia per effettuare questi acuti che raramente lasciano scampo. Anche questa volta mi riesce facile superare un paio di avversari negli ultimi metri. Mi è parso di aver fatto un ottima gara. Non mi sono risparmiato, non ho mai mollato e ho dato veramente tutto, concludendo in crescendo. Un 37.59 credo di meritarmelo. Sulla linea del traguardo appare finalmente il display del crono che restava coperto dalla base del gonfiabile. 38.01!!! Ma vaffan… sono nero!!! Stessa sorte per il mio mister Giamba: 35.01. Questo 10000 rappresentava anche il ritorno all’agonismo da parte del noto maratoneta Sergio Chiesa. Il soddisfacente riscontro cronometrico -33.48-, confermava la bontà della sua scelta, di avvalersi della mio prezioso supporto psicologico nella delicata fase del pre gara. Io invece, devo assolutamente addolcire il boccone amaro che mi impedisce di deglutire serenamente. Cerco di smaltire la rabbia al ricco ristoro-buffet, e sto sgranocchiando noci e cioccolato quando apprendo che il “piccolo” Bordogna Angelo del Torre de Roveri - che “battezzo” abitualmente- aveva chiuso sotto i 38. Ho il sangue agli occhi e fatico a riprendermi .Nemmeno la birra offerta dall’organizzazione (Miki Morlacchi) e lo straziante racconto sulle condizioni fisiche di Rosario Fratus, riescono a risollevarmi il morale.   CREMA