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SKYMARATHON  E  GRAN  TRAIL

Lo scorso anno ho voluto provare l’ebbrezza delle corse in montagna e per tutta l’estate ho partecipate a varie skyrace e skymarathon. Son rimasto affascinato dall’ambiente con percorsi in alta quota, panorami stupendi e sensazioni di libertà. Quest’anno dopo le maratone primaverili, ho riprogrammato il calendario anticipando di un mese i tempi, presentandomi al gir de le Casere ed a Zegama. Poi dopo il Passatore ho abbandonato definitivamente l’asfalto ed ho corso in montagna quasi tutte le domeniche. Il coinvolgimento è aumentato e grazie alla buona condizione, a Luglio ho partecipato alla skymarathon Sentiero 4 luglio ed al Gran Trail Valdigne di 87 km. Penso di aver vissuto due belle esperienze, impegnative per la difficoltà del percorso ma talmente adrenalitiche da lasciarti sensazioni inimmaginabili. La 4 luglio è una skymarathon di quelle vere, ci sono tutti gli ingredienti per vivere le vette, con i passaggi in cresta, la neve, le catene, ed alla fine arrivi con i muscoli che bruciano per l’acido lattico accumulato e per il continuo movimento su per rocce e roccette. Valdigne è una gran trail, mondo completamente diverso, accomunato però dal contesto montano e dallo sforzo richiesto ai partecipanti. C’è molta più cultura, si guarda in particolar modo all’ambiente ed alla persona e non sono previsti premi in denaro. Si corre obbligatoriamente con lo zaino dove deve esserci il necessario per superare qualsiasi imprevisto, dall’infortunio alle intemperie del tempo. Ti devi portare anche il bicchiere per bere ai ristori e questo per non generare rifiuti e se vieni beccato a lasciare qualsiasi cosa sul percorso, vieni immediatamente squalificato. A Courmayeur sono salito con Simonetta ed insieme abbiamo deciso di affrontare questa avventura, per me nuova e per lei conosciuta. La salita iniziale di col Licony fa immediatamente capire quanto sia dura la gara ed arrivati al culmine, dopo 8 km di salita e 2670 mt di altitudine, si presenta una stupenda vallata con un laghetto fantastico. La giornata di sole ci regala delle spettacolari immagini e la discesa verso Planaval è un susseguirsi di colori. Dopo il primo grande ristoro, si risale verso punta Fetita con i suoi 2623 metri e tratti particolarmente impegnativi. Lo zaino sulle spalle si fa sentire e l’aiuto dei bastoncini è fondamentale per scaricare i muscoli delle gambe e rendere meno traumatica la salita ed anche la discesa. Il Monte Bianco è sempre davanti ai nostri occhi, così come altre vette imbiancate. Dopo 44 km si arriva a Morgex dove è situato il secondo grande ristoro e dopo aver bevuto l’ennesima Coca Cola ed assaggiato uvetta e biscotti, ci dirigiamo verso Pre St. Didier. Siamo al 49 km ed inizia la salita più lunga, 13 km, che porta a Col Croce, mt 2381, tratto a volte monotono ma che all’improvviso ti risveglia con paesaggi suggestivi, contrade sperdute ed il laghetto d’Arpy che ti lascia con il fiato in gola. Bellezza della natura, con un vento freddissimo che cambia radicalmente la temperatura ed allora si abbandonano gli indumenti leggeri per affrontare la vetta, quando ormai è il tramonto. Si arriva al culmine ed il freddo gelido consiglia di entrare nella tenda degli alpini per sorseggiare un the caldo prima dell' avventura nella penombra. Rimane poca luce e cerchiamo di fare più discesa possibile senza l’ausilio delle pile frontali. Il sentiero è bruttino, stretto e con tante pietre instabili ed arrivati in prossimità del bosco, giunge l’ora di mettere le pile in fronte per illuminare il percorso. L’organizzazione ha predisposte delle bandierine con catarifrangenti e la luce riflessa indica in modo preciso l’itinerario da seguire. Con molta attenzione si arriva al termine della parte sterrata ed entriamo in La Thuile, 67 km, dove incontriamo un altro grande ristoro, all’interno di un locale, dove viene offerto cibo caldo, oltre ai solidi liquidi, frutta, biscotti e torte. Rimane l’ultima fatica, il Col Arp, altri 10 km di salita e 2571 mt. Si inizia con parecchio asfalto per poi passare a tratti nel bosco ed infine vallata stupenda con sentiero quasi inesistente. Nonostante la luna e la bellissima stellata, il buio è padrone della scena ed è bello vedere le piccole luci delle lampade che si muovono verso la vetta. E’ notte fonda, la temperatura sempre più rigida, si devono mettere guanti ed antivento ed è buona cosa guardare il meno possibile in giro per non inciampare. Non finisce più, si scorgono in lontananza i fari della tenda in cima al valico e quando ci arrivi senti un vento gelido che ti fa scendere velocemente verso Courmayeur. Sono rimasto solo, Simonetta corre verso la 5^ posizione femminile ed affronto gli ultimi 10 km, tutti in discesa, sul tratto più brutto e mal segnalato di tutta la Valdigne. Con  fatica riesco ad orientarmi, il sentiero non è ben definito e mi fermo spesso per cercare in lontananza le bandierine rifrangenti. Mi spavento per una frana staccatasi all’improvviso e poi giù fino a trovare il sentiero nel bosco e quando trovi l'asfalto sei ormai vicino all'arrivo. E' fatta, ho la forza per superare altri 2 concorrenti ed arrivo con le braccia alzate sotto lo striscione dopo 16h 52' 34', in 80^ posizione. Sto abbastanza bene, entro nel grande palazzetto ed incontro Matteo che ha vinto ( grandissimo così come Ilenia ) gli amici RB e per ultima Simonetta che mi abbraccia. Son contento, temevo questa Gran Trail ma adesso che ho conquistato in una settimana il diritto a partecipare alla Ultra Trai Mont Blanc 2010, mi sento talmente carico da non vedere l'ora di partire per la 166 km intorno al Monte Bianco. E lo farò, con la casacca fò di pe, per onorare una grande gara ed un grande gruppo.                           forvezeta